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Tra carità e laicità
La società aperta, i suoi nemici e soprattutto i suoi molti
amici
(Il presente articolo è
apparso su
l'Occidentale del 26 settembre 2008)
Di recente pubblicazione è la seconda
edizione, significativamente ampliata, del saggio di Rocco Pezzimenti: La
società aperta e i suoi amici, con lettere di I. Berlin e di K.R. Popper.
Rispetto alla prima edizione del 1995, edita da Rubbettino, troviamo
l’aggiunta di tre capitoli: l’ottavo, il nono e il decimo, i quali hanno il
compito di convalidare quanto affermato nella precedente edizione e di
completare alcuni aspetti della riflessione politica medioevale. È lo stesso
autore che, nel primo capitolo, precisa lo scopo di questo importante
lavoro: “Scopo di queste pagine è quello di individuare il difficile e lento
cammino che ha portato alla realizzazione delle società aperte mostrando che
esse non sono né un dono fatto dalla natura agli uomini né il frutto del
caso o del fato” (p. 13).
Dunque, sulla scia di un autore caro e ben
conosciuto al Pezzimenti come Lord Acton, lo scopo di questo studio è di
dimostrare il modo in cui le società aperte siano il frutto di un lento e
faticoso cammino e non il prodotto insensato di individui abbandonati al
destino di non comunicare, di non simpatizzare, in breve, di non cum-patire.
Nell’analizzare questo cammino, lamenta Pezzimenti, si tenta di dividere il
binomio greco-latino, giudicato per troppo tempo indissolubile. Senza
esaltare i meriti di una cultura e negare quelli dell’altra, l’autore cerca
di evidenziare le differenze di quei due mondi lontani e, per tanti versi,
così vicini a noi. Lo scopo è quello di far comprendere come la cultura
latina apra il cammino verso quelle società aperte nelle quali, ancor oggi,
purtroppo, ancora troppi pochi uomini hanno l’opportunità di vivere.
A partire dalla rilettura di Cicerone e dei
giuristi romani, Pezzimenti fa emergere un diverso modo di affrontare i
problemi cruciali dell’esistenza. Si pensi, ad esempio, che in Grecia la
schiavitù era considerata, a partire dallo stesso Aristotele, ope natura, a
Roma è ope iure; il che significava che mentre a Roma si poteva cambiare
status, in Grecia era impensabile. Servio Tullio, seppur figlio di una
schiava, diventò re, a testimonianza che ai romani interessavano più le
reali capacità che i discorsi teorici. Del resto, per Cicerone, osserva
Pezzimenti, l’immortalità non competeva ai filosofi, ma agli amministratori
onesti dello Stato: è sufficiente rileggere il famoso Somnium. Ma tutto ciò
non basta: nella polis chi non parlava greco era ritenuto barbaro, a Roma
Ennio poteva dire di possedere tre anime perché parlava tre lingue
ricordando che, purché accettasse le regole, chiunque poteva svolgere i suoi
affari nella città.
Affari e attività commerciali che, garantiti
da quel monumento di garanzie che era il diritto, non solo erano tutelati,
ma anche incoraggiati. In Grecia le attività commerciali erano guardate con
sospetto e non solo nei, sin troppo noti, giudizi di Platone, anche
Aristotele non si discosta molto da un simile giudizio, arrivando, persino,
a sostenere che le nuove città si dovevano costruire lontane dal mare. Le
novità, introdotte dai commerci, potevano costituire elemento di turbativa
in quanto l’ordine era considerato in modo statico. A Roma l’ordine era
visto in rapporto alle leggi, cioè nella sua dinamicità.
Su queste coordinate Pezzimenti muove la sua
analisi storiografica e riporta testimonianze significativa, come ad esempio
quelle di Braudel e di Moscati, che hanno ampiamente dimostrato che già le
origini di Roma sono contraddistinte dall’incontro di più popoli dalle
diverse culture: latini, etruschi, sabini, volsci, ecc. A questi si
aggiungeranno altri popoli perché, come ricorda Tacito, a differenza di
Sparta ed Atene, Roma non tenne i vinti separati da sé, ma consentì a tutti
di accedere alle più importanti legislature.
Una interessante nota di ordine politico
sottolineata dal nostro autore consiste nell’aver evidenziato come la
caratteristica cruciale del mondo latino fu quella di avere governi stabili
perché governavano poco: con intenti limitati e con un forte senso del
limite garantito ancora dal diritto. È proprio la riscoperta della
dimensione giuridica che, dopo il mille, consentì la ripresa civile ed
economica come testimoniano pensatori che vanno da Giovanni di Salisbury
fino ad Ockham, passando per l’Aquinate, Dante e Marsilio. È questo il
periodo che, rivalutando l’individuo, sembra anticipare, sebbene a tratti
capovolta rispetto la tradizione dell’antiperfettismo tipicamente cattolico,
la kantiana insocievole socievolezza che già Lucano aveva incredibilmente
definito concordia discors.
Tutti gli autori appena citati, nella
prospettiva di Pezzimenti, si muovono sulla scia del pensiero di Sant’Agostino
che, a parere del nostro autore, avrebbe saputo raccogliere il meglio
dell’eredità giuridica romana e fonderla con la cristianità ricordandoci
come, a differenza del mondo greco, nel quale non era consentito ai privati
di svolgere funzioni pedagogiche, nel mondo latino questo non solo era
concesso, ma anche auspicato, arrivando così a segnare, in modo indelebile,
un certo modo di intendere la nostra civiltà.
Il volume si chiude con una originalissima e
preziosa appendice, nella quale l’autore riporta parte del suo epistolario
con K. Popper e I. Berlin. Per l’importanza degli autori e la rilevanza dei
giudizi espressi offriamo di seguito un estratto del giudizio di Popper.
Scrive il filosofo viennese: “Mio caro Pezzimenti, ho ricevuto la sua
lettera ed il suo meraviglioso primo capitolo questo pomeriggio. L’ho letto
subito e sono rimasto profondamente impressionato da esso. Io non posso
esprimere completamente il mio senso di ammirazione, e la mia convinzione
per l’importanza di questo capitolo. E, cosa meno importante, il mio
profondo accordo” (p. 265).
Il libro di Pezzimenti rappresenta uno
strumento indispensabile per una seria ricognizione storica sull’occidente;
per comprendere le ragioni etiche, politiche ed economiche della società
libera. Società libere che nel linguaggio popperiano assumono l’immagine di
società aperte, ma che nella prospettiva di Pezzimenti esse sono tali non in
quanto qualunque posizione sarebbe minimalisticamente tollerata, a partire
da un’ermeneutica relativistica, un indifferentismo che poco avrebbe a che
fare con il pensiero di Popper. Tutt’altro, in conformità con la tradizione
ebraico-cristiana, passando inevitabilmente nella storia dell’umanità per
vette ed abissi, Pezzimenti ci racconta di come l’uomo occidentale sembra
aver introiettato nella propria cultura laica e liberale la massima
evangelica “ama il prossimo tuo come te stesso” e il principio di “Rendere a
Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”. La società libera è
aperta in quanto, a partire da questo doppio principio di carità e di
laicità (libertà), la storia occidentale per editto religioso ha laicizzato
il potere, ponendo al centro la coscienza individuale alla quale spetta di
giudicare il potere e non il contrario, ed ha tendenzialmente contribuito ad
annullare le ingiustizie dovute alle differenze di sesso, di razza e di
religione, chiamando fratello ogni prossimo.
Rocco Pezzimenti, La società aperta e i
suoi amici. Con Lettere di I. Berlin e K.R. Popper, II ed., Città Nuova,
Roma 2008, pp. 301.
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