Cronache quotidiane dal Conclave - È tempo di far accadere qualcosa

di Robert Royal - 7 Marzo 2013

Ricordate la frenesia dei media sul rapporto della commissione composta dai tre cardinali, che - presumibilmente - parlavano di una “lobby gay” e di un sistema di ricatto all'interno della Curia? Roba molto forte. E tutte le speculazioni successive sulla base di un documento che però nessun giornalista ha mai affermato di aver visto? Vi siete mai chiesti che fine abbia fatto? Beh, è semplicemente scomparso. Anche dalle pagine di Repubblica, che inizialmente aveva lanciato questa storia dandole la dignità di “notizia”.

Oggi che le rotative correvano, invece, abbiamo un intervista a due laici coinvolti nello scandalo Vatileaks e che hanno giurato - in forma anonima – che la macchina è ancora in piedi. Tali dichiarazioni, indubbiamente, spaventano alcune anime della Curia e, sempre senza ombra di dubbio, hanno proprio questo scopo. Ma non c'è bisogno di essere un esperto di comunicazione per vedere cosa si nasconda dietro questa minaccia. Se le talpe avessero avuto spettacolari rivelazioni da fare, le avrebbero già fatte nel corso degli ultimi diciotto mesi o giù di lì. Tutto ciò sembra più un modo per procurarsi pubblicità.

Ma da questo esempio si può vedere quanto le agenzie di stampa stiano raschiando il fondo del barile alla ricerca di qualcosa, qualunque cosa da dire sulla transizione verso il nuovo pontificato. Una delle stranezze di questo far politica intorno al papato è che si diffidano I cardinali dal rilasciare dichiarazioni ufficiali ai media. Così, come pubblica oggi La Stampa, i soliti sospetti hanno guardato in cagnesco i cardinali americani perché si sono resi "disponibili e cooperativi” con I giornalisti. Nel frattempo, i cardinali italiani, come da costume qui abituale, sembrano non dire nulla apertamente e nei fatti confidare in segreto tutto quello che succede.

La soluzione è stata invitare tutti a smettere di parlare. Gli americani hanno accettato e osserveranno il silenzio richiesto. Quanto agli altri...

Ci sono stati per esempio nella serata di mercoledì dei servizi che riferivano quasi simultaneamente quanto succedeva all'interno della Congregazione generale dei cardinali, (come se qualcuno dall'interno, contro tutte le regole, trasmettesse le notizie). Abbiamo appreso che un “cardinale straniero” ha insistito per conoscere l'identità delle persone coinvolte in Vatileaks. Che un altro intendeva discutere intorno alla questione delle finanze vaticane. In tutto sono state sedici le questioni cruciali messe sul piatto. A ciò si aggiungono, e sono quelle più ordinarie e noiose, le relazioni provenienti dai diversi Dicasteri della curia in merito alle loro attività di prammatica, che sembrano più uno spreco di tempo prezioso.

In queste circostanze, non si possono completamente biasimare i media. Pettegolezzi e fughe di notizie sono di gran lunga più attraenti dei comunicati spesso rilasciati dai membri più pigri del Quarto Potere. Ma cos'altro si deve fare, in assenza di qualsiasi notizia vera - con l'unico problema ora di esserci quando i cardinali entreranno nella Cappella Sistina e si metteranno al lavoro?

Una risposta è venuta l'altro giorno dalla stessa La Repubblica. Portava la richiesta lamentosa da parte di un sedicente cattolico che pretendeva che la Chiesa lo assicurasse di avere cuore tutti, specialmente i più poveri. Si ha l'impressione che persone simili siano come adolescenti bisognose: nessuna dose di rassicurazione, nessuna serie di atti può riempire il vuoto, che in realtà è davvero qualcos'altro. Chi vuole vedere la Chiesa impegnata in azioni di soccorso grave non ha bisogno di guardare molto lontano.

Ma con grande sorpresa di questo lettore,un altro articolo si è concentrato su un tema più serio: come si fa a difendere una gerarchia sacra in una cultura in cui l'uguaglianza radicale è diventata l'obiettivo, pur autodistruttivo anche per l'ordine secolare. Oppure in una cultura che crede la scienza moderna abbia abolito tutte le gerarchie esistenti in natura, persino le stesse categorie di superiore e inferiore. In quel tipo di mondo, la voce di una rock star, di un campione di tennis, di un attore del cinema, o di un papa sono appunto tutte solo “voci”. E forse il pontefice è più in basso nel totem per ragioni che saranno fornite in seguito, e vada al diavolo il principio di “non gerarchia”.

È una domanda profonda, sulla quale val la pena di riflettere. Ma tutti a Roma vogliono che i cardinali ora facciano qualcosa. Annuncino una data in termini di giorni o di settimane per l'inizio del Conclave, ma prendano una decisione. Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni l'11 febbraio. Tra pochi giorni, sarà un mese da quando i cardinali hanno saputo che dovevano scegliere un nuovo papa.

Può mai essere che la Chiesa cattolica non sia in grado di organizzare entro un mese una transizione ordinata, in speciali circostanze, peraltro previste? E se è così, che cosa ci suggerisce tutto ciò riguardo a quelle semplici questioni pratiche che il nuovo papa dovrà fronteggiare?