Cronache quotidiane dal Conclave - Inizia il Grande gioco

di Robert Royal - 8 Marzo 2013

E così, finalmente, sappiamo quando inizierà il Conclave. Dovendo scegliere fra lunedì, martedì o mercoledì della prossima settimana, i cardinali riuniti hanno optato per la data di mezzo. Non mi sto vantando quando dico che ho anticipato questo "muoversi con moderazione", che i miei colleghi della stampa qui a Roma hanno sottovalutato. Si è trattato semplicemente di una deduzione logica: un clima di prudenza e moderazione ha permeato tutto quanto è accaduto fino ad oggi. Così per diversi modi, quanto è accaduto oggi non sorprende più di tanto.

C'è ancora un sacco di tempo da ora (venerdì sera mentre scrivo) sino a quel momento. Tre intere giornate di ulteriore “conoscenza reciproca”. C'è tutto il tempo per prendere le misure finali del prossimo successore di Pietro, che probabilmente è una delle tante figure “solide” di cui abbiamo già parlato. Non sembrano esserci candidati a sorpresa emergenti, anche se la stampa italiana, tra cui alcuni vaticanisti esperti, sembrano dare al cardinale di New York Dolan una chance molto più cospicua di quanto appaia realistico pensare.

Dolan ha diverse debolezzze come candidato. Non parla altra lingua che l'inglese, mentre è l'italiano ad essere, di default, la lingua franca in Vaticano. Già solo questa pecca gli sarebbe d'ostacolo nello svolgimento della riforma amministrativa e nella stretta supervisione della Curia in cui tutti concordano il prossimo papa debba impegnarsi.

Egli è naturalmente un uomo di fascino e di gran cuore, ma io non sono sicuro che il raduno mondiale dei cardinali sia pronto per una tale dose di fascino e di magnanimità. Inoltre, il suo "repertorio" è più adatto a Manhattan e alle sue periferie di quanto lo sia all'Urbe romana, per non parlare del pubblico in partibus infidelium, per dirla con un'espressione nota.

Se si volesse azzardare un pronostico sull'identikit del nuovo papa, si dovrebbe tenere conto dei vari desiderata in merito ai requisiti che dovrebbe avere: riformatore, pastore, maestro chiaro della fede. Nel prossimo pontificato probabilmente non ci sarà una serie di encicliche sociali né assisteremo ad ulteriori sviluppi del magistero. Ciò di cui ci sembra ci sia bisogno nel medio periodo è piuttosto uno sforzo concreto per rendere il ricco insegnamento degli ultimi due pontificati una realtà viva e operante ovunque nella Chiesa mondiale.

E allora fatemelo fare questo pronostico, forse frutto di una fantasia passeggera di questa sera basata su quanto detto sinora. Nel corso dei giorni potrei rivedere questa previsione. Ma se mettete insieme tutti questi requisiti, probabilmente non troverete nessuno più adatto del cardinale canadese Marc Ouellet. A pensarci bene, si potrebbe fare meglio con un nome più facile da pronunciare (uh-let, sembra per ora essere la versione di compromesso tra la pronuncia canadese e quella francese), ma piano piano riuscirete ad accettarlo, non preoccupatevi.

Ouellet è un riformatore di ferro. Quand'era arcivescovo di Quebec City, nonostante che la vecchia provincia baluardo del cattolicesimo fosse ormai quasi totalmente secolarizzata, non esitò a mettere in campo vescovi coraggiosi e fedeli alla dottrina. In questa maniera egli dimostrò di poter essere un robusto riformatore anche a dispetto di forti venti contrari.

Da canadese, ovviamente, capisce meglio l'America del Nord della maggior parte degli europei. Ma allo stesso modo ha insegnato per anni in Colombia e ha fatto tanta esperienza nell'America Latina. E ha visto la Curia dall'interno. È prefetto della Congregazione per i Vescovi: se negli ultimi tempi avete avuto un bravo vescovo nella vostra diocesi, probabilmente è lui che dovete ringraziare. Presiede la Pontificia commissione per l'America Latina; così si è trovato vicino al cuore del potere della Curia, ma – è questa la cosa più importante – non troppo vicino.

È inoltre un seguace della linea teologica e filosofica di Joseph Ratzinger (insieme a Scola, Schonborn, e ad un outsider come l'attuale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'arcivescovo – ma non cardinale – Gerhard Mueller).

Arrivare dalla Curia, anche dalla periferia della Curia, per un papa comporta molti pericoli. Un nostro amico, profondo intellettuale, con una grande esperienza nel mondo ecclesiale e in quello politico, in merito a questa situazione proprio oggi ha detto che che il tentativo di selezionare un papa dalla Curia è come mettere la mano in una borsa in cui ci sono sei serpenti e un'anguilla... nella speranza di estrarre l'anguilla.

La stessa persona ci ricorda che il vero problema all'interno del Vaticano non sono la Massoneria o la "lobby gay”, sebbene entrambi esistano. Gli scandali del futuro potrebbero venire dalla corruzione finanziaria e dalle lusinghe del potere.

Gli ho chiesto se, tra queste correnti pericolose, ci fosse una lobby cattolica all'interno del Vaticano. Lo vedremo presto.