Diventare "azionisti" e protagonisti della crescita. Talento e formazione per la competitività

di Flavio Felice, Fabio G. Angelini - Pubblicato su Avvenire del 16 ottobre 2012 - English Version

C’è un legame tra i recenti scandali relativi alla gestione delle risorse pubbliche destinate ai partiti, la persistente crisi di produttività e l’inefficienza di una pubblica amministrazione corrotta e incapace di perseguire l’interesse pubblico al di sopra degli interessi dell’“er Batman” di turno? Crediamo di si, siamo convinti che la questione morale ed il declino economico siano in realtà le due facce della stessa medaglia. La questione morale, la produttività del lavoro e il sistema delle regole sono, infatti, sfere che si intersecano e si condizionano reciprocamente, al punto tale che la loro concomitante debolezza rende evidente lo stato di devastazione antropologica, di declino economico e di discredito delle regole al quale siamo soggetti da troppi anni.

È illusorio pensare che la crescita economica possa magicamente manifestarsi nelle nostre vite prescindendo da un’azione politica capace di porre al centro della riflessione la rilevanza morale, politica ed economica del “capitale umano”. In altri termini, un programma politico che sappia delineare una chiara visione sul legame esistente tra produttività, innovazione e creatività economica. Per “creatività” intendiamo in primo luogo la virtù dell’iniziativa che nella prospettiva dell’antropologia cristiana è in stretta relazione con la soggettività creativa della persona umana. È, per usare una felice analogia dell’economista Israel Kirzner, la capacità di vedere in mezzo all’oceano, sulla linea dell’orizzonte, il profilo tracciato dalle terre emerse, lì dove altri, per secoli, avevano sempre visto soltanto le nuvole. Inoltre, per creatività intendiamo anche la capacità di discernere tra un vasto numero di possibili opzioni e la facoltà di dar vita ad un simile sforzo produttivo.

Per secoli si è creduto che la principale forma di ricchezza fosse la terra, oggi è fuor di dubbio che, in un sistema economicamente e politicamente sano, la conoscenza è universalmente considerata la causa di ricchezza più energica che il genere umano abbia mai conosciuto. Il modo migliore per esprimere una tale virtù ci sembra sintetizzato dalle parole dell’economista d’impresa Peter Drucker. Questi ha posto l’accento sulla nozione di conoscenza ed ha in tal modo restituito alla scienza economica il fattore umano: «Adesso sappiamo che la fonte della ricchezza è qualcosa di specificamente umano. Se applichiamo la conoscenza a mansioni che già sappiamo svolgere, la chiamiamo “produttività”. Se applichiamo la conoscenza a compiti che sono nuovi e diversi, la chiamiamo “innovazione”. Soltanto la conoscenza ci permette di realizzare questi due scopi».

La traduzione di tali riflessioni nell’ambito di un programma politico per la prossima legislatura potrebbe perciò riassumersi in una serie di azioni concrete in grado di condurre il nostro sistema produttivo verso un complesso processo di ristrutturazione e riallineamento competitivo.

Da un lato, occorre bonificare l’etica, oltre che l’estetica, politica puntando su una classe dirigente seria e responsabile piuttosto che su improbabili emuli di cartoni animati. Dall’altro, guardare alla creatività e alla conoscenza come beni pubblici da incentivare e salvaguardare, sostenendo la creazione di poli universitari d’eccellenza, incentivando il merito e la concorrenza nelle scuole e valorizzando le imprese innovative.

Di fronte alla dinamicità e alla competitività del contesto economico globale, anziché guardare con fiducia al talento e alla formazione continua come leve per la competitività, da troppi anni siamo incatenati alla difesa ad oltranza di miopi rendite di posizione. Solo se ci incammineremo sulla strada della conoscenza potremo sperare in un lento ma necessario risveglio della nostra bella (ma addormentata) Repubblica.

Flavio Felice è presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton e Adjunct Fellow American Enterprise Institute di Washington D.C.