Una spending review ispirata alla sussidiarietà

Intervento di Flavio Felice, Fabio G. Angelini pubblicato su Avvenire del 10 giugno 2012 - English version

Vorremmo tanto che la spending review diventasse l’occasione per affrontare i nodi della spesa pubblica. Invero, l’occasione per dare concreta attuazione al principio di sussidiarietà nella sua declinazione orizzontale.
In questa direzione, un processo di spending review che si ponga l’obiettivo di dare risposte durature alle necessità del nostro debito pubblico (così come sul fronte della crescita economica) dovrebbe inquadrarsi nell’ambito di un rinnovato dibattito sulla revisione in chiave federale e sussidiaria dell’attività della pubblica amministrazione. Pensiamo, a tal proposito, alla creazione di veri e propri “sistemi locali integrati”, in grado di perseguire l’efficienza e l’economicità dell’azione amministrativa in ambito locale, congiuntamente con l’efficacia della stessa in relazione ai bisogni della collettività.
Il presupposto della nostra analisi è la constatazione che lo Stato italiano, di fatto, è risultato debole rispetto all’esercizio della funzione regolatrice. Una debolezza riconducibile, in larga misura, al suo essere preda e ostaggio di interessi particolari e corporativi. In questo senso, lo Stato, rinunciando alla sua vocazione di regolatore ed arbitro (Ordnungspolitik), si è caratterizzato più quale agente di spesa che come soggetto in grado di dar vita, garantendone il funzionamento ed il rispetto, a un sistema di regole in grado di offrire un quadro istituzionale all’interno del quale possa liberamente esprimersi la libera iniziativa degli individui e dei corpi intermedi (Soziale Marktwirtschaft).
Sotto tale profilo, la scommessa è quella di superare le debolezze del presente cominciando a guardare allo Stato, prim’ancora che come erogatore di servizi pubblici, come autorevole produttore di norme e controllore della loro corretta applicazione. Uno Stato regolatore, quindi, capace di perseguire con rinnovata autorevolezza l’interesse generale, ispirando la sua azione ai principi della sussidiarietà e della poliarchia.
Il paradigma della sussidiarietà, nell’ambito dei rapporti tra pubblici poteri e società civile, consiste nel ritenere che lo Stato dovrebbe incoraggiare l’azione dei corpi intermedi, tentando di porre un qualche rimedio all’opprimente burocratizzazione e alla proliferazione di norme che deprimono lo spirito di iniziativa individuale.
Per raggiungere tali ambiziosi obiettivi, si potrebbe partire da una riforma della pubblica amministrazione locale che preveda il superamento dell’attuale assetto organizzativo mediante la creazione di entità amministrative sovracomunali che, poste a servizio di più entità politiche comunali, siano in grado di svolgere tutte le funzioni amministrative oggi svolte dai singoli comuni e, nello stesso tempo, quelle in precedenza svolte dalle province.
In un simile modello organizzativo, i comuni, privati del proprio costoso apparato burocratico, manterrebbero solo compiti di indirizzo politico-amministrativo, di verifica dei risultati e di regolazione. Invece, ai fini dell’esercizio delle funzioni amministrative e/o dell’erogazione dei servizi pubblici locali a favore della propria comunità amministrata, agli stessi spetterebbe il compito di “acquistare” prestazioni – sulla base di tariffe standard – direttamente dalle nuove entità amministrative sovracomunali, ovvero, ove ciò risulti più conveniente, facendo ricorso al mercato o al terzo settore.
Per questa via, sarebbe forse possibile, applicando una logica botton-up, avviare un processo di riforma in grado di cambiare pelle ai pubblici poteri locali e, nello stesso tempo, di riformare in modo strutturale la spesa pubblica garantendo la piena applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale in una mondo ormai poliarchico.

Flavio Felice è presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton e Adjunct Fellow American Enterprise Institute di Washington D.C.