Per una competitività di sistema a misura d'uomo

di Flavio Felice, Fabio G. Angelini - Pubblicato su Avvenire del 29 novembre 2012 - English version

L’intesa raggiunta sulla produttività è un buon punto di partenza, ma certamente non la soluzione al problema della competitività. Ci spiace deludere il Presidente di Confindustria, ma il rafforzamento della contrattazione di secondo livello, gli sgravi sui salari di produttività e la stessa flessibilità del lavoro sono interventi certamente necessari, ma non sufficienti per l’avvio di quella nuova fase di sviluppo e di occupazione da lui stesso auspicata all’indomani della sottoscrizione dell’accordo con Governo e sindacati.
Sin qui il tema è stato affrontato nell’ottica del “bisogna lavorare di più”, piuttosto che del “bisogna lavorare meglio”. La disciplina giuslavoristica ha conosciuto una stagione di riforme nel segno della flessibilità che, purtroppo, è spesso degenerata nella precarizzazione dei rapporti di lavoro, a causa dell’assenza di una reale volontà di trasformazione del sistema produttivo, nel segno della valorizzazione del capitale umano e della promozione dell’innovazione. Su questo fronte, il fallimento di un’intera classe dirigente risulta quanto mai evidente. Al prossimo esecutivo spetterà il compito di varare quella politica per la competitività più volte auspicata sulle colonne di questo giornale. Alle parti sociali, invece, competerà quello di convergere responsabilmente verso una logica di sinergia tra imprese e lavoratori.
È questo un proposito tipico del modello dell’economia sociale di mercato: 1) colmare il gap competitivo delle nostre imprese sui mercati internazionali; 2) rafforzare il settore dei servizi, rendendolo tanto più competitivo quanto in grado di supportare efficacemente il settore industriale nel processo di riallineamento competitivo; 3) rendere nuovamente attrattivo il sistema per gli investitori internazionali, quanto mai necessari per far ripartire il Paese.
Da un lato occorre che le imprese si incamminino lungo il sentiero della riconversione verso settori a maggiore valore aggiunto, più in linea con i nostri costi, riprendendo ad investire sull’innovazione tecnologica, di prodotto e di processo e, ove necessario, anche dismettendo produzioni non più competitive; dall’altro, occorre puntare sulla riconversione della forza lavoro con politiche di formazione continua dei lavoratori e con l’avvio di politiche per l’istruzione, l’università e la ricerca, capaci di formare giovani preparati soprattutto nelle soft skills: è questo il tema della qualità della crescita, piuttosto che della crescita tout court.
Certo, non possiamo fare a meno della flessibilità, tuttavia, affinché questa non degeneri nella precarietà, è necessario puntare su formazione, innovazione ed eliminazione delle rendite che incidono negativamente sulla mobilità sociale.
Infine, in un’economia sociale di mercato che si rispetti, le politiche per il lavoro e per l’impresa devono convergere con le politiche sociali, favorendo l’ingresso nel mondo del lavoro di giovani ben formati, in grado di interpretare il cambiamento sistemico. Solo così saremo capaci di invertire il patto intergenerazionale, laddove intere generazioni di ventenni e di trentenni si sono sin qui visti preclusa la possibilità di affrancarsi dalle famiglie di origine, con gravi conseguenze in termini di dinamicità del sistema Paese e di tenuta demografica.
Su questo nuovo patto occorre costruire un welfare sussidiario, incentrato sulla tutela della persona e non del posto di lavoro.
Un tale sforzo riformatore, adottato in una logica di sistema, se accompagnato da un innalzamento della qualità della legislazione e dal ripensamento di alcune delle riforme amministrative che, piuttosto che semplificare, hanno sin qui reso sempre meno stabili i rapporti amministrativi e più complesso il quadro normativo vigente, può contribuire ad attrarre nuovi investimenti nel nostro Paese e, grazie a questi, finanziare le politiche per la competitività, necessarie per fare dell’Italia un’infrastruttura delle opportunità.