Cronache quotidiane dal Conclave - Il silenzio americano

di Robert Royal - 6 Marzo 2013

Il primo segnale che qualcosa stesse bollendo in pentola oggi è arrivato da quello che non è accaduto. Mercoledì i giornalisti si sono svegliati qui a Roma con l'aspettativa che avrebbero avuto notizie dal cardinale di New York Timothy Dolan nella conferenza stampa di metà pomeriggio presso il Collegio nordamericano (il seminario americano a Roma).

Nei giorni precedenti, lì si sono svolte tante volte simili conferenze stampa, ma solo lì. Altri gruppi nazionali di cardinali – per non dire della stessa Curia vaticana – non sono soliti a questo tipo di incontri regolari a ruota libera con la stampa. Né invero li gradiscono molto (qualcuno dice che è perché non sono così ben organizzate come quelle con gli americani). E come risultato, non ne fanno proprio.

La prima stranezza è stata l'annuncio che il cardinale Dolan non avrebbe parlato, e che sarebbe stato sostituito dal cardinale di Washington D.C. Theodore McCarrick, ormai in pensione, ultraottantenne e dunque escluso dalle votazioni per eleggere il nuovo papa. In seguito, si è appreso che l'evento semplicemente non si sarebbe tenuto affatto.

Cosa vuol dire tutto questo? Possiamo solo avanzare speculazioni, con il proposito di evitare di dare troppa importanza ad eventi minori. Ma allo stesso modo dovremmo evitare di darne troppo poca. Sebbene i portavoce siano stati attenti a precisare che gli americani sono liberi di prendere decisioni su come comportarsi, è chiaro che c'è molto nervosismo attorno alle dichiarazioni che i cardinali possono fare alla stampa durante questo interregno.

Nervosismo dovuto a diverse ragioni. In primo luogo, in mancanza di eventi ufficiali per la stampa organizzati dal Vaticano, forse alcuni osservatori hanno iniziato a guardare troppo frettolosamente al Collegio nordamericano come al centro dell'informazione pubblica nel periodo che precede il Conclave. Questo costituisce già un problema in certi ambienti (quegli stessi ambienti che non sembrano comprendere il fatto che proprio il loro silenzio e la loro distanza dalla stampa finiscono per creare un vuoto di informazione che viene riempito proprio da quel tipo di speculazioni che essi mostrano di aborrire).

In secondo luogo, si aggiunga il fatto che gli americani sembrano voler prendersi il tempo necessario per conoscere i candidati a fondo, mentre gli italiani, che godono al momento di maggiore influenza, sembrano spingere per un avvio più rapido del Conclave, in quanto possono temere che quanto più a lungo si eserciti la loquacità degli americani con i media, tanto più essi possano conquistare un'influenza sempre più grande.

Naturalmente esistono altre correnti, che vengono ad incrociare la loro azione in questo scenario. Il cardinale Sodano ha preso l'insolita iniziativa di mettere in guardia dalle fughe di notizie verso la stampa – richiamando per nome diversi italiani che riteneva fossero usciti dai ranghi. È stato questo forse un modo per creare una regola generale al fine di “contenere” la naturale abilità degli americani con i media?

È difficile da dirsi. Al momento, tutto quello che sappiamo per certo è che non ci saranno più conferenze stampa degli americani. Vi capiterà di leggere nella stampa laica e persino in quella cattolica che i cardinali (quelli americani come gli altri) sono stati “imbavagliati”, ma si tratta di una tipica esagerazione dei media. I portavoce americani vanno dichiarando che sospendere gli incontri sia stata una decisione libera, non originata da altro. Ma probabilmente è più corretto dire che i cardinali americani, come quasi tutti gli altri, vogliono non solo sembrare, ma essere realmente impegnati in uno sforzo comune con la Chiesa universale.

In ultima analisi, forse in questo momento è meglio così, in quanto l'informazione e la procedura in merito alla decisione di una data d'inizio del Conclave sembrano entrambe a un punto morto. Alla luce del contesto sopra delineato, la scelta della data potrà dirci un po' di più.

*****

Un dettaglio curioso in merito all'ex cardinale di Los Angeles Roger Mahony. La Sala stampa vaticana si è data molto da fare per ribadire che SNAP e altri gruppi che protestano contro gli abusi dei sacerdoti non avranno nessun diritto a decidere su chi è autorizzato a votare in un Conclave. E quindi Mahony, nonostante le recenti polemiche sul comportamento tenuto in merito alla questione degli abusi quando era ancora in carica, ha il diritto di parteciparvi. Ma il cardinale è stato visto cenare da solo ieri in un ristorante – forse cenare da solo a Roma è la cosa più difficile da fare, specie quando 115 dei tuoi colleghi più stretti sono in città.