Cronache quotidiane dal Conclave - Roma deserta

di Robert Royal - 5 Marzo 2013

È una stagione strana per un conclave. Paradossalmente, qui non c'è nessuno. Nonostante più di quattromila giornalisti abbiano ricevuto le credenziali per coprire l'evento, le strade, i ristoranti, i bar sono tutti semivuoti – come a Ferragosto, quando quasi tutta Roma è altrove, in vacanza.

Esistono probabilmente buone ragioni per questo “vuoto” fuori dall'ordinario. Il papa non è morto, così non c'è nessuna salma in esposizione. Allo stesso tempo, non c'è un papa a ricevere visite nel Palazzo apostolico, nessuna udienza del mercoledì, nessun Angelus domenicale. E non siamo sicuri della data del Conclave. Anche I turisti, hanno perso molti dei tradizionali motivi per venire a Roma.

Raymond Arroyo, il mio collega di EWTN per la copertura del Conclave, afferma di vedere la differenza rispetto al 2005. A quel tempo, la CNN aveva portato settanta produttori, diversi conduttori, e moltissimi commentatori. Oggi il medesimo network ha inviato un solo produttore e un famoso conduttore di successo, oltre a John L. Allen – probabilmente il miglior vaticanista di lingua inglese, che però vive già a Roma. Ma che cambiamento rispetto a quanto succedeva solo pochi anni fa!

Prima di vedere con i miei stessi occhi Roma tramutata in città-fantasma, ritenevo che i media - cui ora tocca riempire ore di palinsesto e migliaia di miliardi di pixel fluttuanti nella rete - stessero solo mostrando la loro abituale ignoranza e i pregiudizi di fronte a tutte le vicende che hanno a che fare con la religione e con il cattolicesimo in particolare. Ora credo invece che la situazione sia ancora peggiore. Immaginate grandi organi di informazione i cui staff sono composti da persone che sperano di farsi un nome nel giornalismo e che poi si ritrovano in una Roma deserta – con l'obbligo comunque di dover tirar fuori materiale interessante.

Ho paura che quello che si potrà ottenere da questa situazione sia la necessità di tirane fuori qualcosa ad ogni costo, qualunque cosa che sia abbastanza controversa e al tempo stesso abbastanza familiare ai lettori americani per suscitare in loro un certo interesse. Ciò non significa altro che sesso e scandali, per quanto vecchi e senza prove. All'inverso, alcuni qui pensano che un grande elemento di divisione sarà la riforma della liturgia, tra i tradizionalisti che vogliono approfondirla e gli altri che vi si opporranno. Ma se invii al tuo produttore un simile dibattito, tecnico e arido, la tua storia potrà mai vedere la luce del sole?

Quindi, un consiglio. Mantenetevi ancor più esigenti del solito rispetto a qualsiasi racconto di quanto sta accadendo a Roma e di cosa ciò significhi per la tradizione bimillenaria del cattolicesimo. La maggior parte di quello che vedete riflette piuttosto gli interessi degli stessi giornalisti e di quelli che essi presumano siano il loro pubblico. Dio potrebbe pensare il contrario.