Sull'idea di democrazia

di Antonio Campati

Con una concentrazione significativa negli ultimi anni, l’analisi dei regimi democratici occupa una porzione rilevante negli studi scientifici tanto da fornire (ormai) numerosi approcci e differenti interpretazioni. Un recente contributo volto ad arricchire questo filone di ricerca è dato dal volume curato da Carlo Altini «sulla complessità dell’idea di democrazia» che raccoglie i saggi frutto dei lavori su «democrazia» promossi dalla Fondazione Collegio San Carlo di Modena nell’anno accademico 2009/2010 (Carlo Altini (a cura di), Democrazia. Storia e teoria di un’esperienza filosofica e politica, il Mulino, pp. 462, euro 34,00).
Fin dalle prime righe dell’introduzione, Altini sottolinea come la parola «democrazia», soprattutto se utilizzata in senso edificante, può rischiare di scivolare nella categoria delle «parole fossili»: parole che, fossili del loro passato, «costruiscono solo schemi opachi e vuote immagini, diventano ideologia ammantata di suadente autorità». Al contrario, argomenta Altini, per sopravvivere a se stessa e al proprio mutamento, la parola «democrazia» deve essere letta «con spirito critico, graffiandone la superficie senza avere paura di guardare il suo «volto di Medusa» per giungere a un «cuore di tenebra» carico di verità sgradevoli e di contraddizioni insolubili».
Ad ogni modo, il curatore avverte che il volume non tenta di intraprendere un simile percorso, ma piuttosto di «mettere in questione la facile ma onnicomprensiva ideologia che ammanta oggi l’idea di democrazia, talvolta ridotta a strumento del consumo culturale».
I quasi venti saggi che compongono l’opera analizzano l’idea di democrazia da diverse angolature riuscendo così a evidenziarne non solo le «luci» ma anche le «ombre» con le quali è inevitabilmente necessario fare i conti oggi. Ciò è ancora più interessante se si considera la «democrazia» non più solo come una forma di governo, un’ideologia o una procedura ma come «l’intero orizzonte assiomatico dei paesi occidentali, che comprende al proprio interno idee (…) affini, ma non equivalenti, alla tradizionale immagine della sovranità popolare». Proprio grazie a una simile estensione, l’idea di democrazia non è affatto priva di ambiguità sia sul piano della discussione teorica che su quello della vita politica concreta; e quindi se da un lato il termine democrazia è apparso troppo vago tanto da avere la necessità di qualificazioni capaci di configurare modelli di società radicalmente diversi, dall’altro non bisogna dimenticare né che la democrazia è il prodotto di ardui processi di emancipazione né che l’esistenza delle democrazie liberali a economia di mercato è resa possibile, in Occidente, dalla persistenza di disuguaglianze nei paesi che non sono occidentali.
Quindi, l’esaustiva introduzione sottolinea la necessità di seguire non solo criteri legati alla «dimensione quantitativa» delle trasformazioni, ma anche i fattori «qualitativi» come la spinta dei processi di globalizzazione che hanno accentuato «la crisi dello Stato e soprattutto (…) hanno portato a termine l’inversione dei rapporti tra politica ed economia». Nonostante ciò, non possono essere omessi i caratteri di una più generale trasformazione della dimensione antropologica e sociale delle democrazia dovuta simultaneamente alla ridefinizione del rapporto fra «sfera privata» e «sfera pubblica» e all’esplosione delle rivendicazioni di diritti collettivi e di minoranze «identitarie». Ed è proprio da simili minoranze che, secondo Altini, si generano dei «corpi» che agiscono per ottenere il riconoscimento e non per tutelare gli interessi, neutralizzando così i conflitti sociali «nella forma dell’ethos o della cultura identitaria, non della classe». Sono nuove identità che, reclamando una democrazia «non procedurale, non istituzionale, non partecipativa, non rappresentativa», la fanno diventare una semplice «rivendicazione di identità più che di potere, di essere più che di divenire, di atto più che di potenza».
Dentro una simile cornice, si inseriscono i contributi raccolti in questo volume che spaziano, fra gli altri, dalle riflessioni di Wolfgang Reinhard sul binomio politica e storia alla luce dello sguardo micropolitico a quelle di Dario Antiseri (Membro del comitato scientifico del Centro Studi Tocqueville-Acton)sulle ragioni epistemologiche della società aperta, dalle considerazioni sulla democrazia nell’età dell’antipolitica di Pier Paolo Portinaio ai lineamenti di teoria e prassi della democrazia che traccia Daniele Archibugi. In pratica, il libro fornisce un quadro articolato, composto da interessanti spunti che aiutano nella discussione critica dell’idea di democrazia e nell’approfondimento di un’«esperienza» molto complessa da indagare proprio a causa della sua poliedricità.

C. ALTINI (a cura di), Democrazia. Storia e teoria di un’esperienza filosofica e politica, il Mulino, 2011, euro 34,00.