Formare le giovani generazioni alla Dottrina Sociale della Chiesa e alla Carità contro il degrado antropologico dei nostri tempi

di Francesco Saverio E. Profiti Fellow del Centro Studi Tocqueville-Acton e Presidente della Scuola all'Impegno Sociale e Caritativo "Giovanni Paolo II" della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea

In occasione della sua recente visita in terra di Calabria, Benedetto XVI ha invocato ancora una volta la necessità di una “nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto gli interessi di parte, ma il bene comune”. Nel pronunciare questo invito alla responsabilità, rivolto non soltanto alla gente di Calabria ma alla comunità nazionale tutta, il Santo Padre si è soffermato in particolar modo sul ruolo primario che la formazione alla Dottrina Sociale della Chiesa assume in questa prospettiva.

Un prospettiva che, con negli occhi le violenze e le barbarie del 15 ottobre a Roma, appare sempre più urgente a quanti hanno a cuore le sorti del nostro Paese, dell’Europa e del mondo intero.

In un orizzonte odierno in cui tutto sembra scadere in un bieco individualismo, in cui soprattutto le giovani generazioni soffrono una condizione che impedisce loro di vivere dignitosamente la propria vita e di pensare con fiducia al proprio futuro, formare alla Dottrina Sociale della Chiesa significa sottrarle alla tentazione degli estremismi e della violenza, al relativismo morale, alle mafie, prospettando loro l’esistenza di un’alternativa concreta e possibile, un’alternativa di speranza, di pace, di partecipazione, di concordia ed equità sociale

Formare i giovani oggi alla Dottrina Sociale della Chiesa è più che mai essenziale, per dotarli di una griglia di riferimento che sia strumento di sano e rispettoso confronto tra società civile e politica, che consenta loro di diventare cittadini in grado di partecipare consapevolmente e costruttivamente allo sviluppo di processi sociali e politici che promuovano la centralità dell’uomo.

E perché questa formazione sia veramente fonte di rinnovamento, sia veramente roccia su cui i giovani possano fondare la casa comune del domani, è importante far cogliere loro la bellezza di un altro invito che Benedetto XVI ha più volte sollecitato nelle sue Lettere Encicliche: l’invito alla Carità.

La Carità che è prima di tutto amore verso il prossimo e si manifesta nell’agire quotidiano, nell’associazionismo e nel volontariato. Come sottolinea la Deus Caritas Est, è questa la Carità di Martino di Tours che, alle porte di Amiens, fa a metà del suo mantello con il povero. Ma altrettanto importante e prioritario è sviluppare il senso della Carità intesa come agire pubblico cristianamente orientato per amore e per rispetto del dignità del prossimo o, come definita dalla stesso Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, “la via istituzionale alla Carità”.

Per non rivedere più quanto accaduto a Roma e in altre parti del mondo, abbiamo bisogno oggi che le nuove generazione conoscano la Dottrina Sociale e la Carità, quella Carità che come ricorda San Paolo non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.

Soltanto impegnandoci in questa non facile battaglia possiamo sperare di far crescere una nuova generazione capace di promuovere il bene comune in ogni ambito dell’agire umano, sia esso agire nella società civile o impegno istituzionale e politico, riparando così al degrado antropologico dei nostri tempi.