Ecco le vere origini del mercato a prova di global standard

di Francesco Forte, Flavio Felice - Una versione ridotta del presente articolo è stata pubblicata da "Il Foglio" del 5 maggio 2010 - English Version

La crisi che ha colpito la Grecia e può ora colpire il Portogallo e la Spagna non si sarebbe verificata se l'Unione europea nel Trattato di Maastricht e nella sua applicazione avesse maggiormente considerato i fondamentali dell'economia di concorrenza e non si fosse limitata a regole e parametri fiscali e monetari, non collegati a tali principi. Questa crisi che coinvolge la credibilità dell'Unione Monetaria Europea (per altro con valutazioni negative eccessive) non si sarebbe verificata se un certo numero di stati membri, come quelli appena menzionati, non avessero effettuato una politica di crescita mediante la domanda di consumi, trascurando i fattori della competitività del mercato di concorrenza, fra i quali vi sono il risparmio come base dell'investimento, la flessibilità dei contratti di lavoro, uno stato sociale e un fisco conforme al sistema di mercato e una spesa commisurata alle risorse disponibili. Alla base delle difficoltà attuali vi sono la sovra espansione degli operatori bancari che hanno agito in assenza di regole e la politica dei governi che per combattere la crisi si sono indebitati. Il mercato senza regole ad esso conformi non può funzionare. Fra queste vi sono le limitazioni del potere economico dei grandi gruppi, un potere economico che spesso si tramuta in potere politico, e il controllo del potere di espandere il credito da parte del sistema bancario, che è un potere monetario. Non nuovo dirigismo, dunque, ma regole per il libero mercato di concorrenza, sulla base di principi etici. Per questo è attuale il "liberalismo delle regole" al quale abbiamo dedicato un volume antologico.

L'antologia presenta il pensiero economico dei massimi esponenti della tradizione "Ordoliberale" tedesca e di due scuole che vi si ricollegano: quella del liberalismo umanistico di Wilhelm Röpke e quella dell'economia sociale di mercato nella versione di Alfred Müller-Armack.

Di particolare interesse è il saggio "Ordine economico e sociale"; un prezioso testo, inedito sino al 1979, redatto nel 1943 su invito del pastore luterano di Berlino Dietrich Bonhoffer, che faceva parte di un gruppo di studi sui principi dell'ordine cristiano che avrebbero dovuto reggere la Germania se il colpo di stato contro Hitler avesse avuto successo. Una copia del manoscritto fu trovata fra le carte di uno dei cospiratori dell'attentato del 1944 contro Hitler, che lo stesso Bonhoffer sosteneva spiritualmente. Diezte e Lampe furono arrestati dalla Gestapo, Eucken fu sottoposto a duri interrogatori da cui non si poté trarre la prova che avesse partecipato alla redazione del documento e quindi fosse connesso con Bonhoffer e non fu imprigionato.

Alla base della teoria di Ordo sta un sistema di regole di rango costituzionale per assicurare il funzionamento dell'economia di mercato ispirata ai principi liberali. La necessità di ciò è spiegata nel manifesto di "Ordo", del 1936, intitolato "Il nostro compito", che riguarda la ragione e la natura dell'Ordnung der wirtschaft, ossia delle "Regole dell'economia". Un economista Walter Eucken e due giuristi Franz Böhm e Hans Grossmann-Dörth davano inizio al nuovo indirizzo "contro il groviglio di storicismo, di relativismo, di fatalismo".

Crediamo che tale analisi, per noi in Italia ed in questo particolare momento storico, sia molto attuale, nel campo del diritto economico-costituzionale, amministrativo, penale, civile e commerciale - in relazione alla tesi della cosiddetta "sinistra giuridica" che si è affermata nel "giusmarxismo" ed ha trovato poi nuovi e diversi storicismi. Se è esatta la tesi dei tre autori del "manifesto" di Ordo, il sistema di mercato di concorrenza e la libertà hanno bisogno di regole scritte, stabili, certe e di giudici che non le interpretano liberamente. La metodologia "liberatoria" della "sinistra giuridica" che propugna il nuovo diritto basato sul potere dei giudici di fare le leggi porta a una deriva che sembra riprodurre, in forme diverse, il disordine contro cui si batterono gli iniziatori di Ordo.

Al centro del concetto di "Ordo" vi è il mercato libero di concorrenza, essenziale per assicurare la libertà, nel senso pieno che non include solo l'economica. Senza regole conformi a tali principi, il mercato non può funzionare in modo corretto, assicurare la crescita economica e fornire basi per l'equità distributiva. Il programma ordoliberale, dopo la seconda guerra mondiale, offrì il fondamento teorico allo sviluppo della cosiddetta "economia sociale di mercato". Si è sostenuto, in particolare, inizialmente, dalla parte più libertaria della scuola austriaca, che vi sarebbe incongruenza fra finalità "sociali" e "mercato". Ma questa critica non riguarda l'economia sociale di mercato", bensì un'eventuale l'"economia di mercato sociale", quella che concepisce la politica sociale come una interferente correzione statalista del mercato. L'economia sociale di mercato, al contrario, conta sulla capacità dei processi di libero mercato di perseguire finalità di interesse sociale e l'azione collettiva, non necessariamente e non solo da parte dello stato, interviene secondo il principio di sussidiarietà, in modo conforme al mercato. È interessante notare come simile prospettiva risponda anche alle istanze più classiche della tradizione della Dottrina sociale della Chiesa, a partire dalla Rerum novarum di Leone XIII fino alla Caritas in veritate di Benedetto XVI, passando - tra le altre encicliche - per la Quadragesimo anno di Pio XI e la Centesimus annus di Giovanni Paolo II.

Per Röpke e per Müller-Armack la "politica sociale" è una parte costitutiva, equipollente e integrale del concetto di economia di mercato, per la libera realizzazione degli individui nella "civitas humana". Perciò, l'antologia si chiude con un saggio recensione di Luigi Einaudi al libro di Röpke: "La crisi sociale del nostro tempo" (1943). Röpke ed Einaudi vedono nella confusione fra il capitalismo storico e l'economia di concorrenza le ragioni della malattia che colpì così rovinosamente l'Europa del XX secolo. Monopoli, cartelli, autoritarismo, collettivismo sono i nemici mortali dell'economia di concorrenza. La soluzione di Röpke e di Einaudi è il "liberalismo delle regole" della "civitas humana". Tema che Einaudi riprenderà poco dopo nelle sue "Lezioni di politica sociale", in cui espone le regole di una politica sociale conforme al mercato.

Franceso Forte è Professore emerito di Scienza delle Finannze Università La Sapienza Roma

Flavio Felice è Presidene del Centro Studi Tocqueville-Acton e Adjunct Fellow American Enterprise Institute.