"Il nostro compito..."
Il testo che segue pubblicato da Il Foglio del 4 agosto 2010 è un estratto della presentazione all'Annale 2010 del Centro Studi Tocqueville-Acton: “Le regole della libertà. Studi sull’economia sociale di mercato nelle democrazie contemporanee”. La versione integrale della “Presentazione” è disponibile a questo indirizzo.
di Fabio G. Angelini, Flavio Felice, Maurizio Serio
“Al giorno d’oggi ci si lamenta spesso che il diritto e l’economia politica non tengono il passo degli eventi, non forniscono alcun contributo formativo e non costituiscono più una forza intellettuale. Ignorare tali critiche vuol dire non riuscire a rendersi completamente conto della gravità della situazione…”. Con queste parole Franz Böhm, Hans Grossmann-Dörth e Walter Eucken introdussero il celebre Manifesto Ordoliberale del 1936, intitolato “Il nostro compito”. Erano anni di profonda crisi, un ordine politico-economico stava crollando, l’antica e gloriosa Europa aveva scelto il giogo totalitario, l’urlo straziante della “volontà di potenza” appariva l’ultima risorsa di un continente culturalmente agonizzante, colmo di arroganza e ricurvo su se stesso.
[…]
La libertà per i nostri autori assume rilevanza civile quando si concretizza in istituzioni politiche, economiche e culturali che la rendono effettiva, praticabile, criticabile e migliorabile. Dunque, certo contingente, storicamente connotata, ma, proprio per questo motivo, aperta ai tentativi riformatori. L’elaborazione teorica nel campo della politica, del diritto e dell’economia è per i nostri una sorta di perenne “battaglia per la libertà”, contro l’idea che la storia sia governata dalla necessità e che compito dello scienziato sia quello di “canonizzare” il presente, arrendersi alle presunte “forze maggiori”, offrendo una valida giustificazione: evidentemente, quella che accarezza le “ragioni” del Principe.
[…]
Con questa pubblicazione intendiamo iniziare una riflessione sulle scienze sociali ed abbiamo inteso assumere come prospettiva teorica … quel liberalismo delle regole che sin dalla metà degli Anni Trenta seppe raccogliere intorno ai circoli e all’Università di Friburgo personalità eminenti della resistenza al nazismo. Senza alcun improprio e ridicolo paragone, facciamo nostro uno dei tanti appelli di Luigi Sturzo: “la battaglia per la libertà non ha mai fine”. Per questa ragione, crediamo che anche nel migliore dei mondi possibili (supponiamo che il nostro lo sia) sia indispensabile tenere alta la guardia contro i tentativi di abbattere le istituzioni liberali. Certo, una demolizione che si realizza un po’ alla volta, magari anche con il concorso del sorriso accattivante di qualche bel volto a tutti noto e per questo motivo particolarmente rassicurante. Ebbene, il Centro Studi Tocqueville-Acton, con il presente Annale 2010, offre la propria riflessione sul tema delle “Regole della libertà. Studi sull’economia sociale di mercato nelle democrazie contemporanee”, aggredendo le problematiche tipiche dell’ordine sociale sotto il profilo epistemologico, filosofico, economico, storiografico, politologico e giuridico. Ancora, oltre ad una sezione antologica, quest’anno dedicata ad un saggio di Wilhelm Röpke: Presupposti e limiti del mercato, da molti considerato il suo testamento spirituale, al saggio recensione del 1943 di Luigi Einaudi all’opera di Röpke: La crisi sociale del nostro tempo (1943), e alla recensione di un classico del pensiero liberale: The Road to Serfdom di Friedrich A. von Hayek, scritta dal filosofo statunitense Jude P. Dougherty, il Centro Studi Tocqueville-Acton intende dedicare una sezione specifica allo studio del pensiero sociale cristiano, prestando particolare attenzione al Magistero sociale della Chiesa cattolica.
[…]
In tempi di crisi è diffusa la tendenza a cercare risposte definitive a problemi contingenti, nella convinzione che esistano ricette ultimative che impediscano l’insorgere di nuove crisi. La lezione della Caritas in Veritate, da questo punto di vista, considera il presupposto personalistico anticostruttivistico che non esistono soluzioni definitive ed ottimali proprio perché i problemi economici sono sempre contingenti, relativi, storicamente connotati... Dunque, ecco la ragione per cui, dal nostro punto di vista, anche la crisi economica non viene interpretata come l’araldo di un “nuovo mondo” che implacabile s’imporrà sull’attuale come l’aurora di un nuovo giorno s’impone sulle tenebre del giorno ormai passato. Piuttosto, la crisi è letta come il segnale che nessun sistema è perfetto, che una metafisica del mercato è tanto dannosa all’uomo quanto lo è una metafisica statalistica, e che compito dello scienziato sociale è di operare una continua vigilanza per cogliere l’errore ovunque si annidi e superare l’ignoranza comunque si presenti. Di qui, l’invito ad allargare la ragione e a mettersi all’ascolto del reale per cogliere quel flebile segnale che ci consenta di intervenire con la conoscenza possibile (limitata e fallibile) nella rilevazione dei singoli fatti e della loro sequenza e dare a questi e alle loro concatenazioni un’interpretazione coerente con la prospettiva antropologica che da cristiani rende ragione del nostro unico interesse per le questioni sociali: promuovere la dignità della persona umana.
Flavio Felice – Presidente Centro Studi Tocqueville-Acton, Adjunct Fellow American Enterprise institute
Fabio G. Angelini – Direttore Generale Centro Studi Tocqueville-Acton
Maurizio Serio – Direttore Dipartimento di Teoria Politica, Economia e Scienze Sociali
di Fabio G. Angelini, Flavio Felice, Maurizio Serio
“Al giorno d’oggi ci si lamenta spesso che il diritto e l’economia politica non tengono il passo degli eventi, non forniscono alcun contributo formativo e non costituiscono più una forza intellettuale. Ignorare tali critiche vuol dire non riuscire a rendersi completamente conto della gravità della situazione…”. Con queste parole Franz Böhm, Hans Grossmann-Dörth e Walter Eucken introdussero il celebre Manifesto Ordoliberale del 1936, intitolato “Il nostro compito”. Erano anni di profonda crisi, un ordine politico-economico stava crollando, l’antica e gloriosa Europa aveva scelto il giogo totalitario, l’urlo straziante della “volontà di potenza” appariva l’ultima risorsa di un continente culturalmente agonizzante, colmo di arroganza e ricurvo su se stesso.
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La libertà per i nostri autori assume rilevanza civile quando si concretizza in istituzioni politiche, economiche e culturali che la rendono effettiva, praticabile, criticabile e migliorabile. Dunque, certo contingente, storicamente connotata, ma, proprio per questo motivo, aperta ai tentativi riformatori. L’elaborazione teorica nel campo della politica, del diritto e dell’economia è per i nostri una sorta di perenne “battaglia per la libertà”, contro l’idea che la storia sia governata dalla necessità e che compito dello scienziato sia quello di “canonizzare” il presente, arrendersi alle presunte “forze maggiori”, offrendo una valida giustificazione: evidentemente, quella che accarezza le “ragioni” del Principe.
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Con questa pubblicazione intendiamo iniziare una riflessione sulle scienze sociali ed abbiamo inteso assumere come prospettiva teorica … quel liberalismo delle regole che sin dalla metà degli Anni Trenta seppe raccogliere intorno ai circoli e all’Università di Friburgo personalità eminenti della resistenza al nazismo. Senza alcun improprio e ridicolo paragone, facciamo nostro uno dei tanti appelli di Luigi Sturzo: “la battaglia per la libertà non ha mai fine”. Per questa ragione, crediamo che anche nel migliore dei mondi possibili (supponiamo che il nostro lo sia) sia indispensabile tenere alta la guardia contro i tentativi di abbattere le istituzioni liberali. Certo, una demolizione che si realizza un po’ alla volta, magari anche con il concorso del sorriso accattivante di qualche bel volto a tutti noto e per questo motivo particolarmente rassicurante. Ebbene, il Centro Studi Tocqueville-Acton, con il presente Annale 2010, offre la propria riflessione sul tema delle “Regole della libertà. Studi sull’economia sociale di mercato nelle democrazie contemporanee”, aggredendo le problematiche tipiche dell’ordine sociale sotto il profilo epistemologico, filosofico, economico, storiografico, politologico e giuridico. Ancora, oltre ad una sezione antologica, quest’anno dedicata ad un saggio di Wilhelm Röpke: Presupposti e limiti del mercato, da molti considerato il suo testamento spirituale, al saggio recensione del 1943 di Luigi Einaudi all’opera di Röpke: La crisi sociale del nostro tempo (1943), e alla recensione di un classico del pensiero liberale: The Road to Serfdom di Friedrich A. von Hayek, scritta dal filosofo statunitense Jude P. Dougherty, il Centro Studi Tocqueville-Acton intende dedicare una sezione specifica allo studio del pensiero sociale cristiano, prestando particolare attenzione al Magistero sociale della Chiesa cattolica.
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In tempi di crisi è diffusa la tendenza a cercare risposte definitive a problemi contingenti, nella convinzione che esistano ricette ultimative che impediscano l’insorgere di nuove crisi. La lezione della Caritas in Veritate, da questo punto di vista, considera il presupposto personalistico anticostruttivistico che non esistono soluzioni definitive ed ottimali proprio perché i problemi economici sono sempre contingenti, relativi, storicamente connotati... Dunque, ecco la ragione per cui, dal nostro punto di vista, anche la crisi economica non viene interpretata come l’araldo di un “nuovo mondo” che implacabile s’imporrà sull’attuale come l’aurora di un nuovo giorno s’impone sulle tenebre del giorno ormai passato. Piuttosto, la crisi è letta come il segnale che nessun sistema è perfetto, che una metafisica del mercato è tanto dannosa all’uomo quanto lo è una metafisica statalistica, e che compito dello scienziato sociale è di operare una continua vigilanza per cogliere l’errore ovunque si annidi e superare l’ignoranza comunque si presenti. Di qui, l’invito ad allargare la ragione e a mettersi all’ascolto del reale per cogliere quel flebile segnale che ci consenta di intervenire con la conoscenza possibile (limitata e fallibile) nella rilevazione dei singoli fatti e della loro sequenza e dare a questi e alle loro concatenazioni un’interpretazione coerente con la prospettiva antropologica che da cristiani rende ragione del nostro unico interesse per le questioni sociali: promuovere la dignità della persona umana.
Flavio Felice – Presidente Centro Studi Tocqueville-Acton, Adjunct Fellow American Enterprise institute
Fabio G. Angelini – Direttore Generale Centro Studi Tocqueville-Acton
Maurizio Serio – Direttore Dipartimento di Teoria Politica, Economia e Scienze Sociali
