ICT, sviluppo e innovazione: il ruolo delle pubbliche amministrazioni locali
di Francesco Saverio Profiti
Responsabile Innovazione e New Media del Centro Studi Tocqueville-Acton
Le tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni (ICT) sono ad oggi riconosciute come un fattore indispensabile per lo sviluppo dei sistemi economici. La loro diffusione e il loro uso, infatti, rappresentano un efficace strumento per l'incremento della produttività del lavoro e un volano per l'innovazione tecnologica e di processo: elementi fondamentali per le imprese e per la loro capacità di competere sul libero mercato.
Nell'ambito dello sviluppo di questo settore, la Pubblica Amministrazione ricopre, nel nostro Paese, un ruolo particolarmente rilevante, che si articola su due direttrici principali.
La prima direttrice vede la PA nel ruolo di "consumatore": l'ICT, infatti, si configura come uno strumento trasversale, in grado di rendere più efficiente ed efficace i servizi pubblici da essa erogati. Con il tempo, la consapevolezza dell'importanza di queste tecnologie e della loro trasversalità è andata sempre più consolidandosi all'interno della PA e, soprattutto, si è dimostrata coerente con l'obiettivo di realizzare servizi pubblici di qualità per il cittadino e le imprese. In tal senso, rappresentano un segno tangibile i piani di e-Governement sviluppati a livello nazionale e locale a seguito della "Strategia di Lisbona" del marzo del 2000, l'attuale piano "e-Gov 2012" (fortemente voluto dal ministro Brunetta), nonché lo sforzo legislativo che vede come punto di riferimento il "Codice dell'Amministrazione Digitale" (in seguito, abbrev. CAD). In stretta correlazione con il ruolo di "consumatore", vista la mole degli investimenti messa in campo per l'ICT, la Pubblica Amministrazione si configura anche come un importante centro di generazione della domanda (Public Tecnology Procurement) e, dunque, come motore di sviluppo per le imprese di beni e servizi che operano nel settore.
La seconda direttrice vede la PA configurarsi come un importante attore nell'ambito dell'innovazione tecnologica nel settore ICT. Inquadrando l'innovazione in un ottica sistemica, ovvero accettando l'idea che l'innovazione tecnologica non sia la semplice capacità di ricercare e di sperimentare da parte di singoli ma un "processo continuo nel tempo e nello spazio" che vede coinvolti in modo organico e multilaterale una molteplicità di attori, la Pubblica Amministrazione interviene in questo processo come:
• "consumatore", coerentemente con quanto già detto ma contestualizzato all'ambito dell'acquisizione di beni e servizi innovati. In questo caso, la domanda pubblica può agire come market maker o integrare le nicchie tecnologiche facendole evolvere verso standard condivisi;
• intervenendo a sostegno dei capitali di rischio per l'innovazione o direttamente come soggetto finanziatore di tali capitali. In questo caso, particolare rilievo assumo gli strumenti di governace di cui la PA si dota per rendere efficaci gli interventi.
Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione e con la conseguente autonomia legislativa in diverse materie quali sanità, formazione, ricerca, etc., le tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni hanno assunto un ruolo strategico soprattutto presso le pubbliche amministrazioni regionali. Realizzare e offrire servizi di qualità per il cittadino in ambito sanitario, anche attraverso il supporto dell'ICT (e-Health), rappresenta un'evidente giustificazione a questa tesi.
Per gestire questa opportunità molte regioni si sono dotate di specifici strumenti normativi e attuativi, come ad esempio aziende pubbliche controllate con questa specifica missione, con l'obiettivo di sviluppare quest'ambito tenendo conto delle proprie specificità socio-economiche.
Nonostante l'interesse del nostro Paese a vari livelli in questo settore, considerato strategico per la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, l'indagine ONU Global E-Government Survey 2010 colloca l'Italia al 38° rispetto all'indice di sviluppo del grado di informatizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, dopo la Lettonia e prima del Portogallo.
E' chiaro che nel recupero di questo ritardo, un ruolo di spicco dovrà essere giocato dalle pubbliche amministrazioni locali, con particolare riferimento a quelle regionali, in quanto dispongono del giusto grado di autonomia, capacità economica e vicinanza al territorio.
Per il raggiungimento di questo obiettivo è auspicabile che le regioni, soprattutto quelle dove il ritardo è più grande che in altre, rilancino gli investimenti per portare a compimento i progetti che rappresentano il cuore dell'impianto del CAD, ovvero che realizzano gli strumenti di base per un rapporto semplificato tra amministrazione regionale, cittadini e imprese: sistema pubblico di connettività, carta nazionale dei servizi, firma digitale, posta elettronica certificata, pagamenti on-line, sportello informatico unico per le imprese. Solo costruendo su questa base si può aumentare lo scambio telematico delle informazioni tra pubbliche amministrazione e diminuire così il numero di attori con cui cittadini e imprese devono interagire, realizzando una reale e tangibile semplificazione amministrativa.
Naturalmente, per poter mettere i cittadini e le imprese in condizioni di interagire sempre di più in modalità telematica con la pubblica amministrazione regionale, è necessario favorire gli investimenti sulla diffusione della banda larga, con dei piani che tengano conto delle specificità del territorio regionale e utilizzando, di volta in volta, la tecnologia (wired o wireless) più adatta a superare il problema dell' "ultimo miglio". In questi piani di sviluppo è importante che si tengano in considerazioni non solo i grandi operatori di telecomunicazione, ma anche con i piccoli operatori che, sempre più frequentemente, operano a livello locale.
In coerenza con il piano "e-Gov 2012", un altro obiettivo strategico da perseguire da parte delle pubbliche amministrazioni regionali è la "gestione elettronica documentale". Per quantificare i vantaggi derivanti dalla progressiva dematerializzazione dei documenti cartacei, basti pensare che:
• a livello nazionale, la gestione documentale vale oltre il 2% del PIL: un obiettivo di dematerializzazione di appena il 10% genererebbe un risparmio di 3 miliardi di euro, ripetibile ogni anno;
• il 40% del tempo degli impiegati è dedicato alla gestione di documenti: creazione, condivisione interna, firma, approvazione, archiviazione, ricerche, etc;
• da una ricerca del CNR emerge che archiviando digitalmente 1 documento su 5 si potrebbe salvare una foresta di 12.000 ettari ed eliminare emissioni di anidride carbonica pari a quelle prodotte da 550.000 automobili ogni anno.
Queste considerazioni sono tanto più vere se riferiti ai servizi di sanità elettronica a livello regionale. Aumentando l'offerta dei servizi di e-Health ai cittadini, favorendo lo scambio telematico delle informazioni tra le strutture sanitarie, investendo in progetti di de materializzazione, sarà per esempio possibile controllare in tempo reale i dati relativi alla spesa sanitaria, effettuare analisi a posteriori dei servizi predisponendo eventuali azioni preventive e correttive atte a migliorarne la qualità, diminuire i costi di gestione della carta.
Relativamente all'ambito dell'innovazione tecnologiche, le pubbliche amministrazioni regionali dovrebbero in primo luogo implementare, là dove sono attualmente assenti, strumenti di governance di tipo legislativo ed esecutivo atti allo scopo. Per rendere coerente il proprio ruolo nell'innovazione in ottica sistemica dovrebbero:
• investire in ricerca pre-competitiva e trasferimento tecnologico;
• intensificare il rapporto con le Università, in quanto attori fondamentali nel processo di innovazione;
• definire e attuare delle politiche di brain drain che consentano, attraverso opportuni investimenti e borse di studio, di far restare, entrare e rientrare nel territorio regionale le competenze che si sono trasferito all'estero;
• valorizzare gli studenti più meritevoli, coinvolgendoli nel processo di innovazione per mezzo di borse di specializzazione.
Responsabile Innovazione e New Media del Centro Studi Tocqueville-Acton
Le tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni (ICT) sono ad oggi riconosciute come un fattore indispensabile per lo sviluppo dei sistemi economici. La loro diffusione e il loro uso, infatti, rappresentano un efficace strumento per l'incremento della produttività del lavoro e un volano per l'innovazione tecnologica e di processo: elementi fondamentali per le imprese e per la loro capacità di competere sul libero mercato.
Nell'ambito dello sviluppo di questo settore, la Pubblica Amministrazione ricopre, nel nostro Paese, un ruolo particolarmente rilevante, che si articola su due direttrici principali.
La prima direttrice vede la PA nel ruolo di "consumatore": l'ICT, infatti, si configura come uno strumento trasversale, in grado di rendere più efficiente ed efficace i servizi pubblici da essa erogati. Con il tempo, la consapevolezza dell'importanza di queste tecnologie e della loro trasversalità è andata sempre più consolidandosi all'interno della PA e, soprattutto, si è dimostrata coerente con l'obiettivo di realizzare servizi pubblici di qualità per il cittadino e le imprese. In tal senso, rappresentano un segno tangibile i piani di e-Governement sviluppati a livello nazionale e locale a seguito della "Strategia di Lisbona" del marzo del 2000, l'attuale piano "e-Gov 2012" (fortemente voluto dal ministro Brunetta), nonché lo sforzo legislativo che vede come punto di riferimento il "Codice dell'Amministrazione Digitale" (in seguito, abbrev. CAD). In stretta correlazione con il ruolo di "consumatore", vista la mole degli investimenti messa in campo per l'ICT, la Pubblica Amministrazione si configura anche come un importante centro di generazione della domanda (Public Tecnology Procurement) e, dunque, come motore di sviluppo per le imprese di beni e servizi che operano nel settore.
La seconda direttrice vede la PA configurarsi come un importante attore nell'ambito dell'innovazione tecnologica nel settore ICT. Inquadrando l'innovazione in un ottica sistemica, ovvero accettando l'idea che l'innovazione tecnologica non sia la semplice capacità di ricercare e di sperimentare da parte di singoli ma un "processo continuo nel tempo e nello spazio" che vede coinvolti in modo organico e multilaterale una molteplicità di attori, la Pubblica Amministrazione interviene in questo processo come:
• "consumatore", coerentemente con quanto già detto ma contestualizzato all'ambito dell'acquisizione di beni e servizi innovati. In questo caso, la domanda pubblica può agire come market maker o integrare le nicchie tecnologiche facendole evolvere verso standard condivisi;
• intervenendo a sostegno dei capitali di rischio per l'innovazione o direttamente come soggetto finanziatore di tali capitali. In questo caso, particolare rilievo assumo gli strumenti di governace di cui la PA si dota per rendere efficaci gli interventi.
Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione e con la conseguente autonomia legislativa in diverse materie quali sanità, formazione, ricerca, etc., le tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni hanno assunto un ruolo strategico soprattutto presso le pubbliche amministrazioni regionali. Realizzare e offrire servizi di qualità per il cittadino in ambito sanitario, anche attraverso il supporto dell'ICT (e-Health), rappresenta un'evidente giustificazione a questa tesi.
Per gestire questa opportunità molte regioni si sono dotate di specifici strumenti normativi e attuativi, come ad esempio aziende pubbliche controllate con questa specifica missione, con l'obiettivo di sviluppare quest'ambito tenendo conto delle proprie specificità socio-economiche.
Nonostante l'interesse del nostro Paese a vari livelli in questo settore, considerato strategico per la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, l'indagine ONU Global E-Government Survey 2010 colloca l'Italia al 38° rispetto all'indice di sviluppo del grado di informatizzazione delle Pubbliche Amministrazioni, dopo la Lettonia e prima del Portogallo.
E' chiaro che nel recupero di questo ritardo, un ruolo di spicco dovrà essere giocato dalle pubbliche amministrazioni locali, con particolare riferimento a quelle regionali, in quanto dispongono del giusto grado di autonomia, capacità economica e vicinanza al territorio.
Per il raggiungimento di questo obiettivo è auspicabile che le regioni, soprattutto quelle dove il ritardo è più grande che in altre, rilancino gli investimenti per portare a compimento i progetti che rappresentano il cuore dell'impianto del CAD, ovvero che realizzano gli strumenti di base per un rapporto semplificato tra amministrazione regionale, cittadini e imprese: sistema pubblico di connettività, carta nazionale dei servizi, firma digitale, posta elettronica certificata, pagamenti on-line, sportello informatico unico per le imprese. Solo costruendo su questa base si può aumentare lo scambio telematico delle informazioni tra pubbliche amministrazione e diminuire così il numero di attori con cui cittadini e imprese devono interagire, realizzando una reale e tangibile semplificazione amministrativa.
Naturalmente, per poter mettere i cittadini e le imprese in condizioni di interagire sempre di più in modalità telematica con la pubblica amministrazione regionale, è necessario favorire gli investimenti sulla diffusione della banda larga, con dei piani che tengano conto delle specificità del territorio regionale e utilizzando, di volta in volta, la tecnologia (wired o wireless) più adatta a superare il problema dell' "ultimo miglio". In questi piani di sviluppo è importante che si tengano in considerazioni non solo i grandi operatori di telecomunicazione, ma anche con i piccoli operatori che, sempre più frequentemente, operano a livello locale.
In coerenza con il piano "e-Gov 2012", un altro obiettivo strategico da perseguire da parte delle pubbliche amministrazioni regionali è la "gestione elettronica documentale". Per quantificare i vantaggi derivanti dalla progressiva dematerializzazione dei documenti cartacei, basti pensare che:
• a livello nazionale, la gestione documentale vale oltre il 2% del PIL: un obiettivo di dematerializzazione di appena il 10% genererebbe un risparmio di 3 miliardi di euro, ripetibile ogni anno;
• il 40% del tempo degli impiegati è dedicato alla gestione di documenti: creazione, condivisione interna, firma, approvazione, archiviazione, ricerche, etc;
• da una ricerca del CNR emerge che archiviando digitalmente 1 documento su 5 si potrebbe salvare una foresta di 12.000 ettari ed eliminare emissioni di anidride carbonica pari a quelle prodotte da 550.000 automobili ogni anno.
Queste considerazioni sono tanto più vere se riferiti ai servizi di sanità elettronica a livello regionale. Aumentando l'offerta dei servizi di e-Health ai cittadini, favorendo lo scambio telematico delle informazioni tra le strutture sanitarie, investendo in progetti di de materializzazione, sarà per esempio possibile controllare in tempo reale i dati relativi alla spesa sanitaria, effettuare analisi a posteriori dei servizi predisponendo eventuali azioni preventive e correttive atte a migliorarne la qualità, diminuire i costi di gestione della carta.
Relativamente all'ambito dell'innovazione tecnologiche, le pubbliche amministrazioni regionali dovrebbero in primo luogo implementare, là dove sono attualmente assenti, strumenti di governance di tipo legislativo ed esecutivo atti allo scopo. Per rendere coerente il proprio ruolo nell'innovazione in ottica sistemica dovrebbero:
• investire in ricerca pre-competitiva e trasferimento tecnologico;
• intensificare il rapporto con le Università, in quanto attori fondamentali nel processo di innovazione;
• definire e attuare delle politiche di brain drain che consentano, attraverso opportuni investimenti e borse di studio, di far restare, entrare e rientrare nel territorio regionale le competenze che si sono trasferito all'estero;
• valorizzare gli studenti più meritevoli, coinvolgendoli nel processo di innovazione per mezzo di borse di specializzazione.
