Public-Private Technology Partnerships: una strada per lo sviluppo dell’innovazione in Sanità

di Francesco Saverio Profiti - Pubblicato su Synthesis settembre-novembre 2010

Il progressivo invecchiamento della popolazione del nostro Paese, accompagnato da una domanda di servizi sanitari sempre più qualificata metterà, nel prossimo futuro, i sistemi sanitari regionali di fronte ad una situazione di difficile sostenibilità economica. In particolare, la scarsità delle risorse rispetto alla dimensione complessiva del fenomeno renderà sempre più centrale e delicato il ruolo dell’innovazione tecnologica intesa non soltanto come processo per lo sviluppo di nuovi prodotti (farmaci, dispositivi biomedicali, etc.), ma anche come strumento di supporto alla pianificazione, alla programmazione e al controllo delle risorse economiche stesse. Che l’innovazione tecnologica sia considerata oggi come una delle poche leve in grado di portare ad un sistema sanitario qualitativamente migliore ed economicamente sostenibile è avvalorata da diverse ricerche nazionali ed internazionali. Con riferimento al panorama nazionale e all’innovazione nel settore delle tecnologie ICT, è di giugno 2010 la ricerca dell' “Osservatorio ICT in Sanità” della School of Management del Politecnico di Milano (presentata a Bologna nell'ambito di Exposanità) che evidenzia come in Italia l’innovazione in Sanità esista e sia positivamente percepita dai relativi stakeholders (Chief Information Officer, Direttori Generali, Direttori Amministrativi e Direttori Sanitari). In dettaglio, da questa ricerca emerge come nei prossimi tre anni, nel nostro Paese, una struttura sanitaria su tre (precisamente il 32%) aumenterà la spesa in innovazione ICT di oltre il 20% rispetto al triennio scorso. L'investimento solo in nuovi progetti ad alto contenuto tecnologico nello stesso periodo crescerà da 1 a 1,2 milioni di Euro, facendo segnare un incremento del 17%. Purtroppo, dalla stessa ricerca (così come in varie altre), accanto a questo dato positivo emerge anche un quadro fortemente disomogeneo e sbilanciato verso il Nord del Paese, con qualche eccezione nelle regioni del Centro e del Sud, dal quale palesa una situazione complessiva dell’innovazione in Sanità “a macchia di leopardo”. Analizzando i contesti in cui l’innovazione tecnologica in ambito sanitario viene relegata ad un ruolo marginale e non strategico, ci si accorge che in essi vengono a mancare uno o più elementi legati alla definizione stessa di innovazione come processo, ovvero innovazione intesa non soltanto come semplice capacità del singolo di ricercare e sperimentare, ma come “processo continuo nello spazio e nel tempo” che vede coinvolti in modo organico e multilaterale una molteplicità di attori. Per cui, in questi contesti, si osserva che:

1. le pubbliche amministrazioni regionali non hanno definito dei piani organici di sviluppo orientati in tal senso e volti a migliorare e razionalizzare i processi e i servizi sanitari;
2. non si è formato a livello territoriale un contesto integrato per la ricerca e l’innovazione tra pubblica amministrazione, università, aziende sanitarie, centri d’eccellenza e imprese;
3. le imprese non hanno interesse ad investire importanti risorse economiche in certi territori per mancanza di un contesto che assicuri la profittabilità di tali investimenti;
4. si osserva il verificarsi di più fattori contemporaneamente e di cui ai punti precedenti.

Con particolare riferimento al punto 3., esistono degli ambiti, come quello sanitario, in cui accanto ad una bassa profittabilità dell’investimento si ha, contemporaneamente, un evidente valore sociale. In questi casi, quali strategie possono essere messe in campo affinché si arrivi a sviluppare in un territorio nelle condizioni di cui al punto 3. un contesto di ricerca e di innovazione? Lo spunto per rispondere a questo interrogativo è possibile trovarlo nell’articolo "Public-Private Technology Partnerships: Promises and Pitfalls" del settembre del 1999, in cui Joseph E. Stiglitz (premio Nobel per l’economia e membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali) e Scott J. Wallsten hanno individuato nelle Public-Private Partnerships (in seguito abbreviato in PPP) tecnologiche un approccio innovativo al finanziamento delle attività di ricerca e innovazione in quei settori in cui l’innovazione tecnologica ha, appunto, un’ampia prospettiva sociale e, contemporaneamente, un basso rendimento in termini d’investimento. In Italia esistono delle esperienze significative in tal senso, fatte in regioni quali l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Lombardia e la Puglia. Non resta che provare a mettere a fattor comune queste esperienze progettuali già svolte e valutarne l’attuazione in tutti quei territori dove ancora l’innovazione tecnologica non è un fattore di sviluppo strategico per la Sanità.