Dio e Obama. Fede e politica alla Casa Bianca

di Flavio Felice - English Version

"Senatore, lei crede che Dio intervenga nella storia per premiare o punire i popoli e le nazioni in base al loro comportamento?" Il libro "Dio e Obama. Fede e politica alla Casa Bianca" di Alessandro Gisotti (Effatà, 2010) esordisce con questa domanda rivolta all'allora senatore Barack Obama, al Democratic Candidates Compassion Forum, durante le presidenziali del 2008. Una domanda, osserva il giornalista della Radio Vaticana, che suonerebbe alquanto bizzarra in Italia piuttosto che in Spagna o in Giappone, ma che al contrario è percepita come assolutamente normale in un contesto quale quello nordamericano. Fin dall'introduzione, l'autore sottolinea che, nonostante le spinte del secolarismo, la religione resta un fattore fondamentale nel dibattito politico statunitense. "L'America è una nazione con l'anima di una Chiesa", scrive Gisotti citando Gilbert K. Chesterton. Per questo, è la tesi del libro, non si può comprendere un presidente americano senza conoscere il suo rapporto con la fede. Barack Obama non fa eccezione.

Immune dall'"Obamamania" così in voga dalle nostre parti, Gisotti offre un ritratto equilibrato e documentato del 44.mo presidente degli Stati Uniti e dei suoi sforzi per trovare un "terreno comune" con gli elettori religiosi. Non si tratta di un'impresa facile. La prima parte del libro è dedicata alla esperienza personale di fede di Barack Obama. Dall'adolescenza in un ambiente familiare multietnico all'incontro con Gesù Cristo in una chiesa afroamericana di Chicago, la Trinity United Church of Christ. Una biografia affascinante ma complessa, è la valutazione di Gisotti. Nel libro si dà merito ad Obama di aver riportato la questione della fede al centro dell'agenda dei Democratici e di aver investito molte energie nel dialogo con appartenenti a tutte le fedi, in particolare musulmani. Per evidenziare quanto il Partito Democratico fosse a disagio con la religione prima dell'ascesa di Obama, Gisotti racconta un aneddoto. Quando ad Howard Dean, candidato alle presidenziali nel 2004, fu chiesto di indicare il suo libro preferito del Nuovo Testamento, rispose con il "Libro di Giobbe", che come è noto fa parte dell'Antico Testamento. Tuttavia, il giornalista di Radio Vaticana annota che per la maggior parte dei conservatori religiosi, il tentativo di Obama di riconciliare la religione con la democrazia pluralista americana è visto in realtà come una chiamata alla resa dei propri valori in nome del "politicamente corretto".

Quasi un terzo del libro si concentra sulla questione dell'aborto. Significativamente, il libro stesso si apre con una citazione di Benedetto XVI: "L'amore di Dio non fa differenza tra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza". Il giornalista spiega perché il tema dell'aborto sia così rilevante nel dibattito pubblico americano, dopo la sentenza della Corte Suprema, Roe vs Wade, che nel 1973 lo ha introdotto nell'ordinamento giuridico statunitense. Sull'aborto e i "valori non negoziabili", rileva, Obama non si è differenziato dalle politiche dei Democratici del passato. Secondo l'autore, tale issue è il "vero tallone di Achille" di Obama nel suo "corteggiamento" dell'elettorato religioso. In tale prospettiva, numerose pagine sono dedicate all'appassionato impegno dei vescovi americani per la difesa e la promozione della vita come pure del diritto all'obiezione di coscienza degli operatori sanitari contrari all'aborto.

Pagina dopo pagina, questo libro aiuterà il lettore a comprendere meglio la perdurante rilevanza della religione nella vita politica americana. Una nazione, osserva Gisotti, dove il richiamo alla fede è visibile in ogni area della vita pubblica. L'America, suggerisce l'autore, è così differente dal Vecchio Continente dove pressioni crescenti vorrebbero "privatizzare" la fede, negandone così la sua stessa identità. Al contempo, Gisotti mostra la complessità di Barack Obama. Un personaggio che ben comprende il ruolo della fede nella costruzione di un messaggio politico, ma che non è immune da contraddizioni. Per il pubblico italiano, sovente abituato a guardare acriticamente ad Obama come a un novello Re Mida, la lettura di questo libro potrebbe rivelarsi un'utile e piacevole sorpresa.

Flavio Felice è Presidente del Centro Studi Tocqueville-Acton e Adjunct Fellow American Enterprise Institute