Dai Comuni al Nuovo mondo, la Chiesa per la libertà
di Maurizio SCHOEPFLIN
Narra l’evangelista Giovanni che Gesù, rivolgendosi ai discepoli, disse: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Il cristiano sa che soltanto l’adesione a Cristo può condurlo all’autentica libertà.
Ma sa anche che, in particolare in epoca moderna e contemporanea, proprio la contrapposizione fra cristianesimo e libertà ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia della cultura atea e anticristiana. In molti modi, da parte di numerosi filosofi e intellettuali, si è sostenuto che vi è un dissidio insanabile tra la professione del credo cristiano e l’umana libertà. Così non la pensa Maurizio Ormas che in questo suo lavoro ben documentato dimostra con chiarezza che le radici di quella libertà che, giustamente, tanto sta a cuore all’Occidente, vanno ricercate proprio nell’annuncio cristiano e nella cultura che, a esso si è ispirata e ne è stata illuminata. Ormas ha concentrato l’attenzione sull’epoca storica che, secondo un pregiudizio duro a morire, ha rappresentato il trionfo dell’oscurantismo e della stagnazione: quel medioevo cristiano che, per alcuni, sarebbe stato dominato da una concezione illiberale dell’autorità ecclesiastica, interessata a tenere l’uomo in stato di soggezione e di sottomissione. Negli otto capitoli del libro Ormas confuta con serietà queste interpretazioni e fa vedere come, al contrario, la Chiesa «abbia favorito con la sua pastorale sociale la maturazione della coscienza dei diritti della persona». E ciò per molteplici motivi: perché affermò con chiarezza che il governo che non rispetta la giustizia è illegittimo; perché incoraggiò la nascita dei Comuni che divennero luoghi di affrancamento rispetto alle servitù feudali e di promozione delle libertà politiche ed economiche; perché, soprattutto con Tommaso, sviluppò la dottrina del bene comune; perché, in particolare grazie a Francisco de Vitoria, ritenne giusto applicare il diritto naturale anche alle popolazioni del Nuovo Mondo. Dunque, lungi dall’esserne nemica, la Chiesa si è fatta paladina della libertà, come si legge nella lettera che Benedetto XVI scrisse nel 2008 a Marcello Pera: «All’essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio: la sua relazione con Dio di cui l’uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà … Il liberalismo distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento».
Maurizio Ormas
LA LIBERTÀ E LE SUE RADICI
L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo Effatà. Pagine 304. Euro 17,50
Narra l’evangelista Giovanni che Gesù, rivolgendosi ai discepoli, disse: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Il cristiano sa che soltanto l’adesione a Cristo può condurlo all’autentica libertà.
Ma sa anche che, in particolare in epoca moderna e contemporanea, proprio la contrapposizione fra cristianesimo e libertà ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia della cultura atea e anticristiana. In molti modi, da parte di numerosi filosofi e intellettuali, si è sostenuto che vi è un dissidio insanabile tra la professione del credo cristiano e l’umana libertà. Così non la pensa Maurizio Ormas che in questo suo lavoro ben documentato dimostra con chiarezza che le radici di quella libertà che, giustamente, tanto sta a cuore all’Occidente, vanno ricercate proprio nell’annuncio cristiano e nella cultura che, a esso si è ispirata e ne è stata illuminata. Ormas ha concentrato l’attenzione sull’epoca storica che, secondo un pregiudizio duro a morire, ha rappresentato il trionfo dell’oscurantismo e della stagnazione: quel medioevo cristiano che, per alcuni, sarebbe stato dominato da una concezione illiberale dell’autorità ecclesiastica, interessata a tenere l’uomo in stato di soggezione e di sottomissione. Negli otto capitoli del libro Ormas confuta con serietà queste interpretazioni e fa vedere come, al contrario, la Chiesa «abbia favorito con la sua pastorale sociale la maturazione della coscienza dei diritti della persona». E ciò per molteplici motivi: perché affermò con chiarezza che il governo che non rispetta la giustizia è illegittimo; perché incoraggiò la nascita dei Comuni che divennero luoghi di affrancamento rispetto alle servitù feudali e di promozione delle libertà politiche ed economiche; perché, soprattutto con Tommaso, sviluppò la dottrina del bene comune; perché, in particolare grazie a Francisco de Vitoria, ritenne giusto applicare il diritto naturale anche alle popolazioni del Nuovo Mondo. Dunque, lungi dall’esserne nemica, la Chiesa si è fatta paladina della libertà, come si legge nella lettera che Benedetto XVI scrisse nel 2008 a Marcello Pera: «All’essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell’immagine cristiana di Dio: la sua relazione con Dio di cui l’uomo è immagine e da cui abbiamo ricevuto il dono della libertà … Il liberalismo distrugge se stesso se abbandona questo suo fondamento».
Maurizio Ormas
LA LIBERTÀ E LE SUE RADICI
L’affermarsi dei diritti della persona nella pastorale della Chiesa dalle origini al XVI secolo Effatà. Pagine 304. Euro 17,50
