A tu per tu con Michael Novak
di Lorenzo Montanari, Luca Sandonà - Pubblicato su "Cultura e identità. Rivista di studi conservatori", Anno II, n°4, aprile-marzo 2010.
1. Un'introduzione
1.1 La carriera accademica e il percorso intellettuale
Michael Novak nasce nel 1933 a Johnstown in Pennsylvania da una famiglia di origine slovacca. Felicemente sposato per molti anni con Karen Laub-Novak, pittrice e artista professionista, è rimasto vedovo nell'agosto scorso. Alla sua compagna di vita cui era molto legato lo studioso sta dedicando una serie di articoli commemorativi2. Al suo fianco rimangono ora i suoi tre figli e i quattro nipoti.
L'educazione di questo intellettuale è caratterizzata da una formazione umanistica. Novak si laurea in filosofia e lettere allo Stonehill College nel Massachussets nel 1956 e due anni più tardi, trasferitosi in Italia per l'intuizione di essere chiamato al sacerdozio3, ottiene la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Corrispondente per il "National Catholic Reporter" durante il Concilio Vaticano II4, viene criticato aspramente e segnalato con diffida ai Vescovi americani da parte di monsignor Egidio Vagnozzi, a quel tempo nunzio apostolico a Washington5. Una volta rientrato in patria il Nostro continua a lavorare come pubblicista6 e nel 1966 consegue all'università di Harvard un master orientato alla ricerca scientifica riguardante la storia e la filosofia della religione.
Già dal 1965 Novak inizia a insegnare discipline letterarie a Stanford. Quindi, nel 1969 accetta una cattedra al "Suny College" dell'"Old Westbury" nello Stato di New York dove rimane fino alla fine del 1972 quando, dopo aver svolto studi in ambito economico e politico, comincia a lavorare presso la "Rockefeller Foundation". Diviene poi professore ordinario alla "Syracuse University" sempre nello Stato di New York dal 1976 e due anni più tardi ottiene la prestigiosa cattedra "George Frederick Jewett in Religion, Philosophy and Public Policy" presso l'"American Enterprise Institute" di Washington D.C. Infine, durante il biennio del 1987-1988 viene incaricato di tenere dei corsi nella prestigiosa università cattolica "Notre Dame" nell'Indiana.
D'altra parte, il percorso intellettuale di Novak come quello di altri pensatori americani del calibro di Gertrude Himmelfarb, Daniels Bell, Norman Podhoretz, Midge Decter e Moynihan Daneels, comincia con la simpatia verso il Partito Democratico7. Nello stesso schieramento si collocano tradizionalmente i cattolici americani che, essendo spesso immigrati provenienti da realtà povere europee o sudamericane, individuano nel messaggio di equità sociale la condizione per il loro riscatto umano. Ma, tra gli anni sessanta e settanta l'ebreo Irving Kristol, leader del gruppo di studiosi, comprese che la teorizzazione della sinistra non permetteva di conseguire risultati economici soddisfacenti8. Egli avvia pian piano, quindi, la costituzione di una scuola di pensiero che diventa il think-thank di destra più incisivo a partire dagli anni della presidenza di Ronald Reagan9. Tenendo conto della loro storia il socialista Michael Harrington battezzò ironicamente questi intellettuali come "neoconservatori" per distinguerli dai conservatori tradizionali classici guidati da Russell Kirk10. In Italia, invece, Kristol e i suoi discepoli furono inadeguatamente definiti "teocon" trascurando il fatto che, come attesta Novak, «i neoconservatori non erano all'inizio, né lo sono ora, primariamente individuabili per la loro religione o le loro convinzioni morali. Il collante del gruppo fu la concezione dell'economia politica e, in particolare, la disaffezione nei confronti della lista crescente di fallimenti da parte dell'ala progressista»11. Infatti, questi studiosi risalirono, solo in un secondo tempo, al fatto che la proposta economica di ispirazione socialista non poteva funzionare perché presupponeva una visione antropologica utopistica e una mentalità relativista e che occorreva rivalutare, perciò, l'insegnamento della tradizione giudaico-cristiana12. Nella Bibbia si propone una configurazione di soggetto umano, da una parte, capace di bene e disponibile al dono ma, dall'altra, anche segnato dal peccato originale e dotato da un inestirpabile libero arbitrio13. Il dialogo fecondo e costruttivo su molteplici tematiche tra il Partito Repubblicano e l'elettorato cattolico si sviluppa senza soluzione di continuità fino alla decisione del Presidente George W. Bush di dichiarare guerra all'Iraq contrapponendosi alla chiara presa di posizione di Papa Wojtyla.
Nel contesto storico, quindi, tra il 1981 e il 2003 ai "neoconservatori" va attribuito il merito dell'elaborazione e della trasmissione nel popolo delle ragioni culturali per evitare che la secolarizzazione provocasse anche gli Stati Uniti una deriva laicista delle istituzioni nel nome di una supposta neutralità etica come è accaduto in Europa, Francia e Spagna in primis14. Al riguardo non si può dimenticare l'importante lavoro svolto da padre John Neuhaus (1936-2009), pastore protestante convertito nel 1991 al cattolicesimo, che fondò l'"Istitute for Religion and Public Life" di New York, i "Free Society Seminar" di Cracovia e il mensile "First Things" nel quale curava in prima persona la rubrica dal titolo "The Naked Public Square: Religion and Democracy in America". F. Felice sintetizza il messaggio del sacerdote d'oltreoceano nel tentativo di dimostrare che per consentire l'esercizio del diritto alla "ricerca della felicità" di ogni cittadino prescritto nella dichiarazione di indipendenza americana era necessario che ogni persona testimoniasse apertamente i suoi valori identitari e religiosi nella «vita politica, religiosa, economica, culturale e artistica» poiché essi «s'incontrano e si fondano in una dimensione civile che nulla esclude, poiché nulla che sia umano può essere estraneo all'uomo»15. Si capisce ora perché George Weigel, biografo ufficiale di Papa Giovanni Paolo II e teologo neoconservatore di riconosciuta fama internazionale, individua i punti fondanti di questo movimento nella riscoperta del legame costitutivo tra cristianesimo ed ebraismo, nel sostegno al pacato confronto di tradizioni culturali nell'arena pubblica, nella contrarietà a qualsiasi forma di aborto, nell'appoggio al sistema di welfare society e nella teoria della guerra giusta16.
2.1 La teoria economica e politica
Novak ha scritto tanto occupandosi con competenza dallo sport alla teologia della liberazione, dalla storia del movimento sindacale statunitense ai limiti dello stato assistenziale, dall'esperienza del credere o non credere alle situazioni di dubbio nel percorso di fede. In questo nostro contributo per ragioni di spazio ci dobbiamo limitare, tuttavia, a cercare di riassumere il suo pensiero economico e politico per il quale ha ricevuto premi internazionali17, ha diretto la commissione sui diritti umani dell'ONU (1981), ha prestato servizio come capo della delegazione americana alla Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (1986) e ha collaborato nella stesura delle bozze dell'enciclica "Centesimus Annus" (1991).
La sua proposta culturale possiede tratti originali poiché mette in discussione, da cattolico, le idee e le istituzioni del liberismo così come si sono sviluppate nel mondo inglese e americano18. Rifacendosi ad Alexis de Tocqueville in "De la démocratie en Amérique"19 (1835-1840), a Jacques Maritain in "Christianity and Democracy"20 e a John Courtney Murray, SJ, in "We Hold these Thruts"21, Novak giudica quasi pienamente riuscita l'esperienza sociale degli Stati Uniti22. Molti americani hanno raggiunto mediante il loro lavoro e la loro volontà il benessere economico per loro stessi e per le loro famiglie, ma hanno avuto anche la cura di coltivare l'aspetto spirituale della loro vita23. Si evince, dunque, che pur accogliendo il liberismo Novak non abbraccia il paradigma dell'"homo oeconomicus" tipico della letteratura che raffigura un essere umano razionale, privo di sentimenti ed esclusivamente interessato a massimizzare la sua utilità. Al contrario, l'autore valorizza in linea con la concezione aristotelico – tomista la persona intesa come essere libero, responsabile, intelligente, solidale e creativo24. Tuttavia, nell'approccio di Novak non si rintraccia, a nostro sommesso giudizio, un'impostazione sufficientemente cristocentrica.
In ogni caso, la traduzione in termini macroeconomici della posizione teoretica di questo neoconservatore segna indelebilmente la storia dell'economia e della filosofia politica25. Tanto è vero che il capolavoro di Novak dal titolo "The Spirit of Democratic Capitalism"26 fu pubblicato nel 1982 e venne tradotto in tutte le lingue occidentali, in bengali, in coreano, in giapponese e, illegalmente, anche in polacco. Lo scrittore introduceva un'architettura ben strutturata della società superando le illusioni del perfettismo costruttivista. Egli riteneva necessario prevedere tre sfere di suddivisione della vita pubblica:
* il capitalismo come sistema di mercato in cui viene garantita e stimolata l'imprenditorialità (libertà economica);
* la democrazia come insieme di procedure che salvaguardano i diritti e i doveri civili (libertà politica);
* un sistema culturale pluralistico come luogo di pacata espressione delle diverse identità (libertà culturale e libertà religiosa).
In proposito, Novak ha sempre indicato nella terza componente il fulcro del sistema perché sono i valori religiosi, morali ed etici diffusi nel popolo che generano il buon funzionamento sia della produzione e degli scambi commerciali che dell'amministrazione statale27. Tanto è vero che anche la recente crisi economica e lo stato di salute delle istituzioni politiche, al di là delle pur condivisibili spiegazioni tecniche, derivano innanzi tutto da quella che, per dirla con Papa Benedetto XVI, è «l'apostasia»28 dei popoli occidentali «da se stessi prima ancora che da Dio»29 fino a «dubitare della loro stessa identità»30 che permetteva loro di distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato.
3.1 Chi continuerà sulla strada di Novak?
Sembra opportuno, in conclusione, interrogarsi in quali luoghi potranno formarsi e crescere i futuri Novak per promuovere lo sviluppo di una società americana libera, meritocratica, solidale e sussidiaria. Non è mai facile effettuare previsioni ed è ancora più arduo tentarci all'interno di un contesto economico e politico complesso e alquanto mutevole. Sta di fatto, tuttavia, che i valori cristiani, religiosi, morali ed etici non cambiano mai, ma necessitano solamente di una declinazione concreta diversa al volgere delle situazioni temporali. Per questa ragione il celebre politologo Francis Fukujama auspica l'avvio di una nuova stagione di conservatorismo che possa mantenere l'istanza ideale originaria, evitando di incorrere come i fautori della "dottrina Bush" in una logica meccanicistica di applicazione dei principi31.
In proposito, sembrano emergere nell'ultimo periodo alcuni segnali significativi. Il 20 gennaio, ad esempio, il repubblicano Scott Brown ha conquistato il seggio del Massachusetts che rappresentava da sempre il collegio elettorale della famiglia Kennedy, promuovendo una campagna elettorale sulle possibili risposte alla crisi economica, opponendosi alla riforma dell'assistenza sanitaria che giace in Senato e ribadendo i valori conservatori fondanti della vita civile americana. Questa elezione ha fatto sì che la destra possa oggi contare al Congresso di un numero sufficiente di Senatori per osteggiare le riforme del Presidente Obama. D'altro canto, pare riscuotere maggiore attenzione nell'opinione pubblica il "Conservative Political Action Conference" che nella sua ultima edizione ha messo in luce la debolezza del messaggio multiculturale dell'Amministrazione Democratica dal momento che questo approccio politico sta allentando lo spirito di appartenenza alla nazione e la coesione sociale. Infine, è entrato con determinazione sulla scena pubblica un movimento di opinione anti – Obama chiamato "Tea Party" in memoria della rivolta dei coloni americani che nel 1773 scaricarono in mare dal porto di Boston alcune casse di tè per protestare contro il governo britannico che esigeva tasse senza ammettere una loro rappresentazione politica. Questo nuovo gruppo culturale non è organicamente inserito nel Partito Repubblicano, ma esercita pressioni in difesa del valore della vita, a sostegno della famiglia tradizionale e a favore di una posizione restrittiva nei confronti dell'immigrazione. Da un punto di vista economico, il "Tea Party" avanza proposte inerenti la riduzione della burocrazia amministrativa e richiede misure per la riduzione della pressione fiscale e il sostegno al libero mercato. Il movimento si caratterizza anche per i toni non sempre pacati e per la grande capacità di mobilitazione nelle manifestazioni di piazza derivante dalla diffusione di messaggi pubblicitari ricorrendo agli strumenti mediatici dei social e information network (Facebook, Twitter, ecc.).
Ciò che ci auguriamo è che i futuri Novak siano umili e gentili come l'originale. Nell'intervista che segue e nel corso di altre occasioni di dialogo con il professore dell'American Enterprise Institute abbiamo sperimentato un'umanità eccezionale come mai ci saremmo aspettati da un personaggio di così grande successo.
2. L'intervista.
2.1. Quali sono le prospettive culturali dei "neocon" a più di un anno dalla elezione di Obama, il primo presidente afro-americano?
Ci sono due punti preliminari da prendere in considerazione: il primo è che nessun intellettuale "neocon" può considerarsi portavoce del movimento. Il secondo punto riguarda un dato oggettivo interno al gruppo: i neoconservatori sono nati da un vero e proprio atto di umiltà. Quasi tutti noi iniziammo a fare politica a sinistra ma successivamente ci accorgemmo che il socialismo non solo era qualcosa di distruttivo per la società ma che non avrebbe mai realizzato le sue cosiddette promesse di uguaglianza. Tanti anni fa Irving Kristol definì i "neocon" come "liberal assaliti da realismo". Per quanto riguarda l'attuale amministrazione credo che il Presidente Obama non sia un presidente all'avanguardia, nel senso che sta portando la nazione ad un livello di sicurezza precedente all'undici settembre. Obama non vuole riconoscere l'esistenza di forze del male che vogliono distruggere la nostra nazione e la civiltà occidentale. Per esempio, non possiamo dimenticare la distruzione dei Buddha nella valle di Bamiyan. Per quanto riguarda le questione di politica interna, Obama si rifiuta di riconoscere che se vuoi creare posti di posti di lavoro c'è bisogno di creare più imprenditori e per fare ciò bisogna ridurre le tasse e agevolare le imprese. Non si può essere contro il mercato ed essere al tempo stesso per l'aumento dell'occupazione. Ritengo, dunque, che il suo pensiero in campo economico sia piuttosto primitivo con un approccio similare a quello dell'ex presidente Jimmy Carter.
2.2 Quali delle strategie politiche e quali tematiche avranno un ruolo centrale nelle prossime elezioni di midterm del 2010?
Il Partito Repubblicano, come il Partito Democratico, è una colazione di correnti politiche unite elettoralmente per realismo nei confronti dell'attuale legge elettorale. In termini di leadership politica, nonostante le ultime vittorie elettorali in Virginia, New Jersey e Massachusetts, è difficile definire chi saranno i leader repubblicani alle prossime elezioni di midterm. Mentre la tematica fondamentale sarà la riduzione delle tasse. L'economia nazionale si potrà riprendere solo se si permetterà agli imprenditori di investire in nuovi posti di lavoro e aprire nuove attività. Ci sono tre parole chiave per il Partito Repubblicano: posti di lavoro, posti di lavoro e ancora posti di lavoro. Per quanto riguarda la politica estera siamo stanchi di sentire persone che vanno in giro per il mondo a farsi umiliare. Obama pretende di essere meglio del suo predecessore Bush senza riconoscere gli immensi sforzi fatti da quest'ultimo in termini di lotta al terrorismo. Inoltre, occorre sempre ricordare che una delle ragioni per cui l'Europa si trova in un buono "stato di salute" sul piano politico ed economico deriva dal fatto che più di cinquant'anni fa gli Stati Uniti hanno pagano in termini di spesa militare la difesa dell'Europa dalla minaccia sovietica. Abbiamo fatto tutto per un bene superiore, basti pensare che in Italia e in Francia non abbiamo mai preteso territori in cambio della protezione militare ma solamente un angolo di terra dove poter seppellire i nostri soldati. Nonostante ciò non ho nessun problema nel riconoscere che anche gli Stati Uniti hanno commesso errori come tante altre nazioni nel passato.
D'altra parte, il diritto alla vita, la libertà a la possibilità di conseguire la felicità rimangono, per il Partito Repubblicano, centrali per fare la differenza in campagna elettorale. Se non è garantito il diritto alla vita non è garantita nemmeno la libertà e se non è garantita la libertà non è garantita nemmeno la possibilità di conseguire la felicità. Negli ultimi vent'anni ciò che è accaduto di sorprendente è che un numero sempre maggiore di Repubblicani si sono convertiti alla cultura della vita. Questo tipo di conversione è potuto accadere perché i Repubblicani hanno capito quanto l'aborto sia qualcosa di altamente disastroso sul piano morale, tanto che porta i suoi stessi sostenitori a mentire ipocritamente. Infatti, non esiste nessun che si dichiara in favore dell'aborto, ma solo che è sostenitore della "libera scelta". Perché organizzazioni come "Planned Parenthood", promotori dell'aborto, hanno più dell'ottanta per cento delle loro cliniche in aree urbane ad alta densità di afro – americani ed ispanici? Perché è una palese controllo della popolazione! Il loro obbiettivo è il contenimento se non la riduzione della popolazione afro – americana e ispanica. Se guardiamo per un solo momento alla storia, sotto Abraham Lincoln i Repubblicani ero antischiavisti. Questa posizione fu determinante per la nascita stessa del Partito Repubblicano. Al contrario, i Democratici erano palesemente per il mantenimento dello schiavismo. Al giorno d'oggi essere contro l'aborto per il Partito Repubblicano assume lo stesso valore dell'antischiavismo, come lo fu più di 200 anni fa, perché non puoi rendere te stesso schiavo come non puoi abortire te stesso.
2.3 Per quanto tempo la società Americana continuerà a sentirsi rappresentata all'interno del sistema bipartitico? E che ruolo giocheranno in futuro i cosiddetti elettori indipendenti?
In merito agli indipendenti ci sono due fenomeni nella cultura americana che dobbiamo analizzare: nel primo caso ci sono persone che si dichiarano indipendenti ma votano di volta in volta o per i Democratici o per i Repubblicani, nel secondo caso ci si riferisce a quegli indipendenti astensionisti per principio preso. La posizione politica di questi ultimi è la stessa di coloro che si dichiarano cristiani senza appartenere alla Chiesa, perché l'istituzione Chiesa è troppo corrotta al suo interno.
Un esempio di voto indipendente lo potremmo ritrovare nelle ultime presidenziali dove molti elettori che in passato hanno votato per Repubblicani desideravano sostenere un candidato afro-americano, non per una scelta politica ma soprattutto perché volevano votare contro Bush e le sue guerre. Del resto, le guerre sono sempre state impopolari nelle nazioni democratiche.
A mio parere, gli indipendenti non sono decisivi per il risultato elettorale ma, in ogni caso, essi mostrano nei sondaggi una crescente disistima nei confronti di Obama per le sue scelte sul cambiamento climatico e sul sistema sanitario. Dal punto di vista degli indipendenti le decisioni di Obama sembrano troppo di stampo socialista. In proposito, si noti che la riforma sanitaria promossa da George W. Bush, pesantemente boicottata dai Democratici, era migliore della riforma di Obama.
Tuttavia, ora i Democratici vogliono realizzare la riforma perché a loro interessa politicizzare e burocratizzare tutta la sanità. Invece, noi Repubblicani siamo un popolo libero e crediamo che il mercato sappia offrire servizi e allocazione delle risorse della migliore qualità, più dello statalismo, anche se gli europei faticano ancora a comprendere l'attitudine americana per la competizione in ogni settore. Posso comunque concludere che gli indipendenti potrebbero formare un terzo partito, ma ciò verosimilmente non accadrà.
2.4 Quali caratteristiche politiche definiranno la futura leadership repubblicana per le prossime elezioni presidentiali del 2012?
Guardi, la democrazia e le sue idee sono legate alla loro incarnazione. Non si può sapere in partenza quale leader potrebbe incarnare lo stile della leadership conservatrice, ma quando ciò accadrà tutti se ne renderanno conto automaticamente. Così accadde anche a me nel 1980, quando Ronald Reagan era soltanto uno dei candidati. Allora io stavo dalla parte del Partito Democratico ed ero determinato a votare contro di lui, ma quando compresi la qualità del suo modello di governo e delle sue idee, cambiai parere e diventai un suo supporter. Il messaggio di Reagan, nel corso della Guerra Fredda, era forte e chiaro: "Noi vinceremo, e loro perderanno!" Ineccepibile. Qual è invece il messaggio che ci arriva dalla guerra afgana? Chi lo conosce? Obama non ci fa pensare a un possibile successo.
2.5 Come giudica le linee guida della politica estera di Obama riguardanti la costante minaccia terroristica, la gestione della guerra in Afghanistan e in Iraq e la situazione in Iran?
Obama nega che coloro che compie tragedie disumane siano dei terroristi, ma li considera come dei semplici criminali. Una delle maggiori vittorie dell'amministrazione Bush, alla fine delle operazioni militari in Iraq, fu la scelta di creare immediatamente un sistema parlamentare, sancito da numerose elezioni. Certo, non si è trattato di elezioni svolte in modo perfetto, ma neanche in Italia o negli Stati Uniti il processo elettorale è infallibile. La democrazia non è mai perfetta! Per quanto riguarda l'Iran, è nostro compito supportare la dissidenza con un impegno crescente, se vogliamo promuovere la libertà.
2.6 Quanto e in che modo i cattolici possono e potranno pesare sulla società americana da un punto di vista culturale, politico ed economico? E con quali modalità i cattolici possono e potranno esercitare influenza all'interno del Partito Repubblicano nei prossimi anni?
Molti cattolici americani per consuetudine votano il Partito Democratico, perché quando arrivarono negli Stati Uniti dall'Europa i Democratici erano più favorevoli dei Repubblicani nei loro confronti. I Repubblicani erano più forti nelle principali regioni della nazione ma i Democratici prevalevano nelle principali città. Tuttavia, negli ultimi quaranta anni i Democratici hanno accentuato il loro atteggiamento pro – aborto e pro – matrimonio gay, caratterizzandosi come ostili alla famiglia naturale. Di conseguenza, molti cattolici ed evangelici protestanti non si ritrovano più nelle loro politiche, ritenendole folli moralmente ed anche economicamente. Pertanto, c'è un passaggio di voti verso i Repubblicani, anche se non si tratta di un movimento strutturato, ma piuttosto di una reazione alle circostanze di cui facevo cenno.
Si tratte di un fenomeno importante perché in questo momento il voto cattolico nella nostra nazione è il più rilevante statisticamente. Circa sessanta milioni di elettori cattolici oscillano, a partire dalla presidenza Kennedy, da un partito all'altro, e il loro voto è tra i più imprevedibili. Ad esempio, hanno votato Bush e dopo hanno votato Obama. Ciò significa che ogni volta che un partito riesce a far cambiare idea a un cattolico, otterrà due voti: uno per la propria parte, e un altro che sarà sottratto agli avversari. Il cinque, sei per cento degli elettori cattolici in genere determina il vincitore della competizione elettorale. Quando ho espresso questa idea – trent'anni fa – nessuno ci credeva, ma adesso se ne sono convinti tutti. In questo momento sono convinto che i Democratici stanno compiendo terribili errori in materia di aborto, matrimonio gay e sulla libera scelta in materia dei diritti biologici. Così procedendo potrebbero perdere il voto cattolico. Dal punto di vista economico, i cattolici appartengono in gran parte alla middle class e lavorano in aziende medio – piccole, mentre solo una piccola parte di loro lavora nelle grandi aziende. Le politiche economiche di Obama non li stanno rassicurando: la disoccupazione continua a crescere e ci sono persone che a cinquantasei anni si ritrovano senza un reddito certo e con una famiglia da mantenere. Inoltre, a differenza degli italiani, molti americani non sono proprietari dell'abitazione nella quale risiedono, pertanto devono pagare un affitto oppure rischiano di perdere la casa perché non sono in grado di pagare il mutuo. Inoltre, mi pare che i cattolici sono gli unici a poter offrire una proposta culturale alternativa al credo islamico, perché sono gli unici a fare corpo unico. Negli Stati Uniti infatti vi è una rappresentanza etnica planetaria, fatta di cinesi, giapponesi, messicani, e gente di ogni parte del mondo. In alcuni casi gli immigrati non parlano nemmeno inglese, anche se sono già cittadini americani. Al contrario i cattolici formano un'entità unica e possono influenzare tutta la società americana, non solo il Partito Repubblicano. Comunque sia, il numero di Repubblicani cattolici nel Congresso è in continuo aumento. Il punto è che i cattolici possono e devono dare il loro contributo culturale alla nostra società plurale.
2.7 Qual è la sua opinione, come qualificato cattolico americano, sulla situazione politica italiana? Che cosa pensa riguardo alla posizione dei cattolici nell'attuale scenario politico? Che ruolo immagina per i cattolici nella prospettiva del dopo Berlusconi?
In America si dice che, quando una coppia litiga, la moglie comprende una piccola parte delle ragioni del marito, mentre il marito non ne capisce neppure una. Analogamente, io comprendo qualcosa della cultura italiana, ma quasi nulla della sua politica. Sono convinto che la vostra cucina sia la migliore al mondo, ma temo che la vostra politica non raggiunga questo primato. Non comprendo le partigianerie, le guerriglie tra i diversi partiti e i gruppi di opinione, il modo di comunicare e il trasformismo che porta parlamentari da sinistra a destra e da destra a sinistra. Dovrei passare molto tempo a studiare in profondità queste misteriose dinamiche, ma sono troppo impegnato.
Nondimeno ho l'impressione che in Italia il cattolicesimo attraversi una crisi di popolarità. Inoltre, la recente decisione della Corte Europea avverso i crocifissi mi sembra una barbarie. Lo Stato non deve avere alcun potere sul culto dei singoli cittadini, pertanto non può imporre una religione di Stato che consista nell'abolizione di ogni fede. Mi sembra che la cultura relativistica europea stia influenzando anche l'Italia.
D'altra parte anche i sindacati italiani sono politicizzati e rischiano di giocare un ruolo contrario agli interessi della nazione. E' chiaro che i laici possono contribuire come gli altri allo sviluppo del Paese, tuttavia essi dovrebbero tener conto che l'eredità cristiana e giudaica è un bene comune per tutti gli italiani.
2.8 L'ultima enciclica sociale di Benedetto XVI "Caritas in veritate" riprendendo con continuità gli insegnamenti di Paolo VI e di Giovanni Paolo II introduce alcuni nuovi elementi nella Dottrina Sociale della Chiesa. Come pensa sia possibile tradurre il primato della verità nella pratica degli affari e nell'economia di mercato globale?
Guardare alla verità è un impegno di questa vita e non di quell'altra. Perseguire la verità e l'onestà è il massimo obiettivo di ognuno, secondo quanto è scritto nella Bibbia. Il retaggio della fede ci insegna che nessun uomo è esente da peccati. Anche se tutti noi possiamo cadere nell'errore, siamo chiamati a costruire una società migliore. Nella fede giudaico-cristiana ciò implica un realismo molto importante, che si traduce nel consiglio di evitare che una sola persona abbia troppo potere nelle sue mani.
Sono molto lieto che papa Benedetto XVI parli esplicitamente della presenza della "caritas" nella società. In effetti – come si può leggere nella raccolta di testi presente nel mio sito www.michaelnovak.net – io cerco da decine di anni di considerare il concetto di "caritas" come il fondamento di ogni politica, di ogni società e di ogni economia. La "caritas" è un'arma contro il peccato, questo è uno dei grandi messaggi che ci arrivano dalla teologia romana, un pensiero non dissimile dalla filosofia sociale che è alla base degli Stati Uniti. Finora la tradizione sociale cattolica partiva dal peccato originale, ma senza considerarne gli aspetti più reali e attuali. La visione proposta da papa Benedetto XVI ci porta verso una nuova consapevolezza del peccato, fondata sull'unione di perdono e amore cristiano, rappresentati dalla "caritas".
In questo modo l'antropologia cristiana è davvero a misura d'uomo, così che gli errori di uno non possano compromettere il lavoro di tutti. Pertanto, ammiro le sottolineature del papa sul fatto che la Città di Dio sia – come quella di Sant'Agostino – anche la città della "caritas" (caritopolis).
L'ultima enciclica descrive un po' criticamente il nuovo scenario della globalizzazione. Negli ultimi venticinque anni, India e Cina sono progredite enormemente, sottraendo centinaia di milioni di persone dalla povertà assoluta. Mai nella storia un miliardo e mezzo di persone hanno potuto progredire così tanto nello spazio di una generazione. Perché la Chiesa non menziona con entusiasmo questo evento così significativo? Perché essa non riconosce i benefici effettuati dalla globalizzazione, visto che sono evidenti i vantaggi ottenuti dai paesi che tradizionalmente erano i più poveri, mentre ora sono diventati tra i più importanti? In fondo la Chiesa cattolica è stata la prima istituzione globale ("Una, cattolica, apostolica") che ha combattuto per migliorare ovunque le leggi e i diritti umani. Recentemente la globalizzazione ha raggiunto anche le società riemerse dalle dittature socialiste, basate sul controllo statale, che ora si sono globalizzate. Per esempio, la mia famiglia è originaria della Slovacchia, dove negli ultimi vent'anni si è riusciti a realizzare la terza nazione manifatturiera del mondo, dopo Cina e Germania. Ciò è potuto accadere perché in Slovacchia vi sono buoni lavoratori, famiglie unite e una tassazione moderata. L'esperienza conferma che nessuno può lamentarsi del sistema del libero mercato, se questo è supportato dalla diffusione e dalla pratica dei valori morali e sociali.
Il futuro consiste nell'affidare a quanta più gente possibile la responsabilità delle proprie vite, a partire dal possedere una casa, un'assicurazione sanitaria, un piano di assistenza in caso di disoccupazione, ecc. Ma è necessario sottrarre potere alle burocrazie statali, affidandolo al popolo, perché solo il mercato offre efficienza nella fornitura di servizi al prezzo minore per la comunità.
2.9 Infine, nel suo ultimo libro "No One Sees God" lei ha scritto che il credente e l'ateo sono "entrambi nella stessa oscurità". Ma il primo a dispetto del secondo ha incontrato una risposta alle domande ultime del suo cuore (lei non si riferisce solamente a "ciò che è buono" ma anche a "ciò che è buono essere" e a "ciò che è buono amare"). Perché si sta diffondendo una falsa idea di tolleranza che prevede che il laicismo e la secolarizzazione devono monopolizzare la "piazza pubblica" e relegare la testimonianza di fede nella sfera privata?
Le tenebre dei credenti sono simili a quelle che circondano gli atei ma non sono la stessa cosa. I primi dicono "Non vedo Dio, non lo sento parlare, ma Dio viene nel silenzio e ci rassicura". La maggioranza dei popoli del mondo sa che Dio è ancora presente in questo mondo e non lo colloca in un regno metafisico, al di fuori della realtà. Nulla è peggiore della negazione della presenza del divino nel mondo. Il fenomeno del secolarismo, legato a chi nega completamente l'esistenza di Dio, non è molto esteso.
Nel XX secolo due movimenti principali hanno diffuso una visione materialistica dell'esistenza. Il primo è costituito dal socialismo, caduto già prima del 1989 nello spirito e nella cultura umana. Il secondo è la secolarizzazione, che ha ancora molti seguaci in Europa, anche se si sta diffondendo in tutto il mondo. Questa cultura relativistica si fonda sulla sparizione della sorgente della vita. Nel secolarismo infatti niente motiva i giovani e le giovani ad avere dei figli e a lavorare per loro per il resto della loro vita. Cosa intendo dire? Che c'è una relazione tra il calo demografico e la secolarizzazione della società. Le società secolarizzate vivono con criteri egoistici, sostituendo il matrimonio e la famiglia col sesso e il disimpegno. Si noti però che le famiglie vivono meglio e raggiungono un maggiore livello di felicità. In secondo luogo, il secolarismo priva le singole persone della capacità di confrontarsi con le idee che arrivano dall'esterno, mancando loro la possibilità di discuterle quotidianamente all'interno della famiglia.
Così, se chiediamo alle società secolarizzate in che cosa sbaglia il terrorismo islamico esse ci risponderanno parlando di multiculturalismo e sostenendo che è bene tollerare chi la pensa in maniera diversa. Ma ciò è un errore, perché le scelte e le azioni dagli esseri umani vanno giudicate comunque, indipendentemente dalle loro origini. E' una questione fondamentale per l'Europa, che deve imparare a difendersi da se stessa, senza ricorrere all'aiuto esterno. Infine, il secolarismo non spiega molti problemi che riguardano la nostra esistenza. Per esempio, non spiega la presenza del dolore e della sofferenza nel mondo. Inoltre, non spiega la differenza tra il bene e il male, il vero e il falso, mentre la tradizione religiosa ebraico – cristiana ci fornisce uno strumento per comprendere i fondamenti del mondo. Il secolarismo manca anche di una teoria in grado di spiegare che i valori sociali e individuali sono un bene indispensabile al miglioramento della vita dei popoli.
Per concludere, penso che il modello americano sia utile a capire il ruolo che i cattolici possono giocare all'interno delle società globalizzate. Negli Stati Uniti i cattolici sono sessanta milioni, mentre i metodisti, battisti e le altre denominazioni evangeliche sono in numero inferiore. Noi cattolici possediamo una tradizione più antica e radicata, conosciamo lo scontro tra il bene e il male e le profondità della verità. Nondimeno, penso che dovremmo rileggere la Bibbia ponendoci nuove questioni che riguardano il nostro tempo. Indubbiamente, come sosteneva padre Richard Neuhaus, molti temi del dibattito pubblico sono dettati dai cattolici, a partire da sussidiarietà, solidarietà e "caritas". Oltre alla dottrina sociale, i cattolici hanno il Papa e il papato. Anche sotto la dittatura comunista sovietica i credenti continuavano a seguire gli insegnamenti del Papa, perché il papato costituisce una difesa, un punto di riferimento sicuro e presente. A differenza dei teologi protestanti che spariscono in fretta, il papa indica la strada ai credenti, essendo storicamente una risorsa in grado di difendere i valori dello spirito umano.
Per esempio, la Slovacchia cattolica ha uno spirito morale migliore di quella che si riscontra nella protestante Ceca. La dottrina cristiana si diffonde ovunque, sotto la guida della tradizione cattolica, che influenza anche le altre confessioni andando a formare un linguaggio cristiano unico.
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Lorenzo Montanari è Direttore per le relazioni internazionali dell'Edumnd Burke Institute for American Renewal, Think Tank conservatore con sede a Washington, DC. Da anni vive a lavora nella capitale americana come consulente politico e ricercatore sulla comunicazione politica e i public affairs presso la Graduate School of Political Management della George Washington University, dove tra l'altro si sta specializzando in political management. E' stato consulente FAO e per l'Unione Europea per quanto riguarda il monitoraggio elettorale. Da anni studia i processi comunicativi nel constesto delle relazioni internazionali e dell'applied politics.
Luca Sandonà è vicentino, professore assistente presso lo "Studium Generale Marcianum" di Venezia, candidato al dottorato europeo in economia nel prossimo autunno nell'università "CEU Cardenal Herrera" di Valencia (Spagna) e fellow del "Centro Studi Tocqueville-Acton" di Milano-Roma.
1. Un'introduzione
1.1 La carriera accademica e il percorso intellettuale
Michael Novak nasce nel 1933 a Johnstown in Pennsylvania da una famiglia di origine slovacca. Felicemente sposato per molti anni con Karen Laub-Novak, pittrice e artista professionista, è rimasto vedovo nell'agosto scorso. Alla sua compagna di vita cui era molto legato lo studioso sta dedicando una serie di articoli commemorativi2. Al suo fianco rimangono ora i suoi tre figli e i quattro nipoti.
L'educazione di questo intellettuale è caratterizzata da una formazione umanistica. Novak si laurea in filosofia e lettere allo Stonehill College nel Massachussets nel 1956 e due anni più tardi, trasferitosi in Italia per l'intuizione di essere chiamato al sacerdozio3, ottiene la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Corrispondente per il "National Catholic Reporter" durante il Concilio Vaticano II4, viene criticato aspramente e segnalato con diffida ai Vescovi americani da parte di monsignor Egidio Vagnozzi, a quel tempo nunzio apostolico a Washington5. Una volta rientrato in patria il Nostro continua a lavorare come pubblicista6 e nel 1966 consegue all'università di Harvard un master orientato alla ricerca scientifica riguardante la storia e la filosofia della religione.
Già dal 1965 Novak inizia a insegnare discipline letterarie a Stanford. Quindi, nel 1969 accetta una cattedra al "Suny College" dell'"Old Westbury" nello Stato di New York dove rimane fino alla fine del 1972 quando, dopo aver svolto studi in ambito economico e politico, comincia a lavorare presso la "Rockefeller Foundation". Diviene poi professore ordinario alla "Syracuse University" sempre nello Stato di New York dal 1976 e due anni più tardi ottiene la prestigiosa cattedra "George Frederick Jewett in Religion, Philosophy and Public Policy" presso l'"American Enterprise Institute" di Washington D.C. Infine, durante il biennio del 1987-1988 viene incaricato di tenere dei corsi nella prestigiosa università cattolica "Notre Dame" nell'Indiana.
D'altra parte, il percorso intellettuale di Novak come quello di altri pensatori americani del calibro di Gertrude Himmelfarb, Daniels Bell, Norman Podhoretz, Midge Decter e Moynihan Daneels, comincia con la simpatia verso il Partito Democratico7. Nello stesso schieramento si collocano tradizionalmente i cattolici americani che, essendo spesso immigrati provenienti da realtà povere europee o sudamericane, individuano nel messaggio di equità sociale la condizione per il loro riscatto umano. Ma, tra gli anni sessanta e settanta l'ebreo Irving Kristol, leader del gruppo di studiosi, comprese che la teorizzazione della sinistra non permetteva di conseguire risultati economici soddisfacenti8. Egli avvia pian piano, quindi, la costituzione di una scuola di pensiero che diventa il think-thank di destra più incisivo a partire dagli anni della presidenza di Ronald Reagan9. Tenendo conto della loro storia il socialista Michael Harrington battezzò ironicamente questi intellettuali come "neoconservatori" per distinguerli dai conservatori tradizionali classici guidati da Russell Kirk10. In Italia, invece, Kristol e i suoi discepoli furono inadeguatamente definiti "teocon" trascurando il fatto che, come attesta Novak, «i neoconservatori non erano all'inizio, né lo sono ora, primariamente individuabili per la loro religione o le loro convinzioni morali. Il collante del gruppo fu la concezione dell'economia politica e, in particolare, la disaffezione nei confronti della lista crescente di fallimenti da parte dell'ala progressista»11. Infatti, questi studiosi risalirono, solo in un secondo tempo, al fatto che la proposta economica di ispirazione socialista non poteva funzionare perché presupponeva una visione antropologica utopistica e una mentalità relativista e che occorreva rivalutare, perciò, l'insegnamento della tradizione giudaico-cristiana12. Nella Bibbia si propone una configurazione di soggetto umano, da una parte, capace di bene e disponibile al dono ma, dall'altra, anche segnato dal peccato originale e dotato da un inestirpabile libero arbitrio13. Il dialogo fecondo e costruttivo su molteplici tematiche tra il Partito Repubblicano e l'elettorato cattolico si sviluppa senza soluzione di continuità fino alla decisione del Presidente George W. Bush di dichiarare guerra all'Iraq contrapponendosi alla chiara presa di posizione di Papa Wojtyla.
Nel contesto storico, quindi, tra il 1981 e il 2003 ai "neoconservatori" va attribuito il merito dell'elaborazione e della trasmissione nel popolo delle ragioni culturali per evitare che la secolarizzazione provocasse anche gli Stati Uniti una deriva laicista delle istituzioni nel nome di una supposta neutralità etica come è accaduto in Europa, Francia e Spagna in primis14. Al riguardo non si può dimenticare l'importante lavoro svolto da padre John Neuhaus (1936-2009), pastore protestante convertito nel 1991 al cattolicesimo, che fondò l'"Istitute for Religion and Public Life" di New York, i "Free Society Seminar" di Cracovia e il mensile "First Things" nel quale curava in prima persona la rubrica dal titolo "The Naked Public Square: Religion and Democracy in America". F. Felice sintetizza il messaggio del sacerdote d'oltreoceano nel tentativo di dimostrare che per consentire l'esercizio del diritto alla "ricerca della felicità" di ogni cittadino prescritto nella dichiarazione di indipendenza americana era necessario che ogni persona testimoniasse apertamente i suoi valori identitari e religiosi nella «vita politica, religiosa, economica, culturale e artistica» poiché essi «s'incontrano e si fondano in una dimensione civile che nulla esclude, poiché nulla che sia umano può essere estraneo all'uomo»15. Si capisce ora perché George Weigel, biografo ufficiale di Papa Giovanni Paolo II e teologo neoconservatore di riconosciuta fama internazionale, individua i punti fondanti di questo movimento nella riscoperta del legame costitutivo tra cristianesimo ed ebraismo, nel sostegno al pacato confronto di tradizioni culturali nell'arena pubblica, nella contrarietà a qualsiasi forma di aborto, nell'appoggio al sistema di welfare society e nella teoria della guerra giusta16.
2.1 La teoria economica e politica
Novak ha scritto tanto occupandosi con competenza dallo sport alla teologia della liberazione, dalla storia del movimento sindacale statunitense ai limiti dello stato assistenziale, dall'esperienza del credere o non credere alle situazioni di dubbio nel percorso di fede. In questo nostro contributo per ragioni di spazio ci dobbiamo limitare, tuttavia, a cercare di riassumere il suo pensiero economico e politico per il quale ha ricevuto premi internazionali17, ha diretto la commissione sui diritti umani dell'ONU (1981), ha prestato servizio come capo della delegazione americana alla Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (1986) e ha collaborato nella stesura delle bozze dell'enciclica "Centesimus Annus" (1991).
La sua proposta culturale possiede tratti originali poiché mette in discussione, da cattolico, le idee e le istituzioni del liberismo così come si sono sviluppate nel mondo inglese e americano18. Rifacendosi ad Alexis de Tocqueville in "De la démocratie en Amérique"19 (1835-1840), a Jacques Maritain in "Christianity and Democracy"20 e a John Courtney Murray, SJ, in "We Hold these Thruts"21, Novak giudica quasi pienamente riuscita l'esperienza sociale degli Stati Uniti22. Molti americani hanno raggiunto mediante il loro lavoro e la loro volontà il benessere economico per loro stessi e per le loro famiglie, ma hanno avuto anche la cura di coltivare l'aspetto spirituale della loro vita23. Si evince, dunque, che pur accogliendo il liberismo Novak non abbraccia il paradigma dell'"homo oeconomicus" tipico della letteratura che raffigura un essere umano razionale, privo di sentimenti ed esclusivamente interessato a massimizzare la sua utilità. Al contrario, l'autore valorizza in linea con la concezione aristotelico – tomista la persona intesa come essere libero, responsabile, intelligente, solidale e creativo24. Tuttavia, nell'approccio di Novak non si rintraccia, a nostro sommesso giudizio, un'impostazione sufficientemente cristocentrica.
In ogni caso, la traduzione in termini macroeconomici della posizione teoretica di questo neoconservatore segna indelebilmente la storia dell'economia e della filosofia politica25. Tanto è vero che il capolavoro di Novak dal titolo "The Spirit of Democratic Capitalism"26 fu pubblicato nel 1982 e venne tradotto in tutte le lingue occidentali, in bengali, in coreano, in giapponese e, illegalmente, anche in polacco. Lo scrittore introduceva un'architettura ben strutturata della società superando le illusioni del perfettismo costruttivista. Egli riteneva necessario prevedere tre sfere di suddivisione della vita pubblica:
* il capitalismo come sistema di mercato in cui viene garantita e stimolata l'imprenditorialità (libertà economica);
* la democrazia come insieme di procedure che salvaguardano i diritti e i doveri civili (libertà politica);
* un sistema culturale pluralistico come luogo di pacata espressione delle diverse identità (libertà culturale e libertà religiosa).
In proposito, Novak ha sempre indicato nella terza componente il fulcro del sistema perché sono i valori religiosi, morali ed etici diffusi nel popolo che generano il buon funzionamento sia della produzione e degli scambi commerciali che dell'amministrazione statale27. Tanto è vero che anche la recente crisi economica e lo stato di salute delle istituzioni politiche, al di là delle pur condivisibili spiegazioni tecniche, derivano innanzi tutto da quella che, per dirla con Papa Benedetto XVI, è «l'apostasia»28 dei popoli occidentali «da se stessi prima ancora che da Dio»29 fino a «dubitare della loro stessa identità»30 che permetteva loro di distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato.
3.1 Chi continuerà sulla strada di Novak?
Sembra opportuno, in conclusione, interrogarsi in quali luoghi potranno formarsi e crescere i futuri Novak per promuovere lo sviluppo di una società americana libera, meritocratica, solidale e sussidiaria. Non è mai facile effettuare previsioni ed è ancora più arduo tentarci all'interno di un contesto economico e politico complesso e alquanto mutevole. Sta di fatto, tuttavia, che i valori cristiani, religiosi, morali ed etici non cambiano mai, ma necessitano solamente di una declinazione concreta diversa al volgere delle situazioni temporali. Per questa ragione il celebre politologo Francis Fukujama auspica l'avvio di una nuova stagione di conservatorismo che possa mantenere l'istanza ideale originaria, evitando di incorrere come i fautori della "dottrina Bush" in una logica meccanicistica di applicazione dei principi31.
In proposito, sembrano emergere nell'ultimo periodo alcuni segnali significativi. Il 20 gennaio, ad esempio, il repubblicano Scott Brown ha conquistato il seggio del Massachusetts che rappresentava da sempre il collegio elettorale della famiglia Kennedy, promuovendo una campagna elettorale sulle possibili risposte alla crisi economica, opponendosi alla riforma dell'assistenza sanitaria che giace in Senato e ribadendo i valori conservatori fondanti della vita civile americana. Questa elezione ha fatto sì che la destra possa oggi contare al Congresso di un numero sufficiente di Senatori per osteggiare le riforme del Presidente Obama. D'altro canto, pare riscuotere maggiore attenzione nell'opinione pubblica il "Conservative Political Action Conference" che nella sua ultima edizione ha messo in luce la debolezza del messaggio multiculturale dell'Amministrazione Democratica dal momento che questo approccio politico sta allentando lo spirito di appartenenza alla nazione e la coesione sociale. Infine, è entrato con determinazione sulla scena pubblica un movimento di opinione anti – Obama chiamato "Tea Party" in memoria della rivolta dei coloni americani che nel 1773 scaricarono in mare dal porto di Boston alcune casse di tè per protestare contro il governo britannico che esigeva tasse senza ammettere una loro rappresentazione politica. Questo nuovo gruppo culturale non è organicamente inserito nel Partito Repubblicano, ma esercita pressioni in difesa del valore della vita, a sostegno della famiglia tradizionale e a favore di una posizione restrittiva nei confronti dell'immigrazione. Da un punto di vista economico, il "Tea Party" avanza proposte inerenti la riduzione della burocrazia amministrativa e richiede misure per la riduzione della pressione fiscale e il sostegno al libero mercato. Il movimento si caratterizza anche per i toni non sempre pacati e per la grande capacità di mobilitazione nelle manifestazioni di piazza derivante dalla diffusione di messaggi pubblicitari ricorrendo agli strumenti mediatici dei social e information network (Facebook, Twitter, ecc.).
Ciò che ci auguriamo è che i futuri Novak siano umili e gentili come l'originale. Nell'intervista che segue e nel corso di altre occasioni di dialogo con il professore dell'American Enterprise Institute abbiamo sperimentato un'umanità eccezionale come mai ci saremmo aspettati da un personaggio di così grande successo.
2. L'intervista.
2.1. Quali sono le prospettive culturali dei "neocon" a più di un anno dalla elezione di Obama, il primo presidente afro-americano?
Ci sono due punti preliminari da prendere in considerazione: il primo è che nessun intellettuale "neocon" può considerarsi portavoce del movimento. Il secondo punto riguarda un dato oggettivo interno al gruppo: i neoconservatori sono nati da un vero e proprio atto di umiltà. Quasi tutti noi iniziammo a fare politica a sinistra ma successivamente ci accorgemmo che il socialismo non solo era qualcosa di distruttivo per la società ma che non avrebbe mai realizzato le sue cosiddette promesse di uguaglianza. Tanti anni fa Irving Kristol definì i "neocon" come "liberal assaliti da realismo". Per quanto riguarda l'attuale amministrazione credo che il Presidente Obama non sia un presidente all'avanguardia, nel senso che sta portando la nazione ad un livello di sicurezza precedente all'undici settembre. Obama non vuole riconoscere l'esistenza di forze del male che vogliono distruggere la nostra nazione e la civiltà occidentale. Per esempio, non possiamo dimenticare la distruzione dei Buddha nella valle di Bamiyan. Per quanto riguarda le questione di politica interna, Obama si rifiuta di riconoscere che se vuoi creare posti di posti di lavoro c'è bisogno di creare più imprenditori e per fare ciò bisogna ridurre le tasse e agevolare le imprese. Non si può essere contro il mercato ed essere al tempo stesso per l'aumento dell'occupazione. Ritengo, dunque, che il suo pensiero in campo economico sia piuttosto primitivo con un approccio similare a quello dell'ex presidente Jimmy Carter.
2.2 Quali delle strategie politiche e quali tematiche avranno un ruolo centrale nelle prossime elezioni di midterm del 2010?
Il Partito Repubblicano, come il Partito Democratico, è una colazione di correnti politiche unite elettoralmente per realismo nei confronti dell'attuale legge elettorale. In termini di leadership politica, nonostante le ultime vittorie elettorali in Virginia, New Jersey e Massachusetts, è difficile definire chi saranno i leader repubblicani alle prossime elezioni di midterm. Mentre la tematica fondamentale sarà la riduzione delle tasse. L'economia nazionale si potrà riprendere solo se si permetterà agli imprenditori di investire in nuovi posti di lavoro e aprire nuove attività. Ci sono tre parole chiave per il Partito Repubblicano: posti di lavoro, posti di lavoro e ancora posti di lavoro. Per quanto riguarda la politica estera siamo stanchi di sentire persone che vanno in giro per il mondo a farsi umiliare. Obama pretende di essere meglio del suo predecessore Bush senza riconoscere gli immensi sforzi fatti da quest'ultimo in termini di lotta al terrorismo. Inoltre, occorre sempre ricordare che una delle ragioni per cui l'Europa si trova in un buono "stato di salute" sul piano politico ed economico deriva dal fatto che più di cinquant'anni fa gli Stati Uniti hanno pagano in termini di spesa militare la difesa dell'Europa dalla minaccia sovietica. Abbiamo fatto tutto per un bene superiore, basti pensare che in Italia e in Francia non abbiamo mai preteso territori in cambio della protezione militare ma solamente un angolo di terra dove poter seppellire i nostri soldati. Nonostante ciò non ho nessun problema nel riconoscere che anche gli Stati Uniti hanno commesso errori come tante altre nazioni nel passato.
D'altra parte, il diritto alla vita, la libertà a la possibilità di conseguire la felicità rimangono, per il Partito Repubblicano, centrali per fare la differenza in campagna elettorale. Se non è garantito il diritto alla vita non è garantita nemmeno la libertà e se non è garantita la libertà non è garantita nemmeno la possibilità di conseguire la felicità. Negli ultimi vent'anni ciò che è accaduto di sorprendente è che un numero sempre maggiore di Repubblicani si sono convertiti alla cultura della vita. Questo tipo di conversione è potuto accadere perché i Repubblicani hanno capito quanto l'aborto sia qualcosa di altamente disastroso sul piano morale, tanto che porta i suoi stessi sostenitori a mentire ipocritamente. Infatti, non esiste nessun che si dichiara in favore dell'aborto, ma solo che è sostenitore della "libera scelta". Perché organizzazioni come "Planned Parenthood", promotori dell'aborto, hanno più dell'ottanta per cento delle loro cliniche in aree urbane ad alta densità di afro – americani ed ispanici? Perché è una palese controllo della popolazione! Il loro obbiettivo è il contenimento se non la riduzione della popolazione afro – americana e ispanica. Se guardiamo per un solo momento alla storia, sotto Abraham Lincoln i Repubblicani ero antischiavisti. Questa posizione fu determinante per la nascita stessa del Partito Repubblicano. Al contrario, i Democratici erano palesemente per il mantenimento dello schiavismo. Al giorno d'oggi essere contro l'aborto per il Partito Repubblicano assume lo stesso valore dell'antischiavismo, come lo fu più di 200 anni fa, perché non puoi rendere te stesso schiavo come non puoi abortire te stesso.
2.3 Per quanto tempo la società Americana continuerà a sentirsi rappresentata all'interno del sistema bipartitico? E che ruolo giocheranno in futuro i cosiddetti elettori indipendenti?
In merito agli indipendenti ci sono due fenomeni nella cultura americana che dobbiamo analizzare: nel primo caso ci sono persone che si dichiarano indipendenti ma votano di volta in volta o per i Democratici o per i Repubblicani, nel secondo caso ci si riferisce a quegli indipendenti astensionisti per principio preso. La posizione politica di questi ultimi è la stessa di coloro che si dichiarano cristiani senza appartenere alla Chiesa, perché l'istituzione Chiesa è troppo corrotta al suo interno.
Un esempio di voto indipendente lo potremmo ritrovare nelle ultime presidenziali dove molti elettori che in passato hanno votato per Repubblicani desideravano sostenere un candidato afro-americano, non per una scelta politica ma soprattutto perché volevano votare contro Bush e le sue guerre. Del resto, le guerre sono sempre state impopolari nelle nazioni democratiche.
A mio parere, gli indipendenti non sono decisivi per il risultato elettorale ma, in ogni caso, essi mostrano nei sondaggi una crescente disistima nei confronti di Obama per le sue scelte sul cambiamento climatico e sul sistema sanitario. Dal punto di vista degli indipendenti le decisioni di Obama sembrano troppo di stampo socialista. In proposito, si noti che la riforma sanitaria promossa da George W. Bush, pesantemente boicottata dai Democratici, era migliore della riforma di Obama.
Tuttavia, ora i Democratici vogliono realizzare la riforma perché a loro interessa politicizzare e burocratizzare tutta la sanità. Invece, noi Repubblicani siamo un popolo libero e crediamo che il mercato sappia offrire servizi e allocazione delle risorse della migliore qualità, più dello statalismo, anche se gli europei faticano ancora a comprendere l'attitudine americana per la competizione in ogni settore. Posso comunque concludere che gli indipendenti potrebbero formare un terzo partito, ma ciò verosimilmente non accadrà.
2.4 Quali caratteristiche politiche definiranno la futura leadership repubblicana per le prossime elezioni presidentiali del 2012?
Guardi, la democrazia e le sue idee sono legate alla loro incarnazione. Non si può sapere in partenza quale leader potrebbe incarnare lo stile della leadership conservatrice, ma quando ciò accadrà tutti se ne renderanno conto automaticamente. Così accadde anche a me nel 1980, quando Ronald Reagan era soltanto uno dei candidati. Allora io stavo dalla parte del Partito Democratico ed ero determinato a votare contro di lui, ma quando compresi la qualità del suo modello di governo e delle sue idee, cambiai parere e diventai un suo supporter. Il messaggio di Reagan, nel corso della Guerra Fredda, era forte e chiaro: "Noi vinceremo, e loro perderanno!" Ineccepibile. Qual è invece il messaggio che ci arriva dalla guerra afgana? Chi lo conosce? Obama non ci fa pensare a un possibile successo.
2.5 Come giudica le linee guida della politica estera di Obama riguardanti la costante minaccia terroristica, la gestione della guerra in Afghanistan e in Iraq e la situazione in Iran?
Obama nega che coloro che compie tragedie disumane siano dei terroristi, ma li considera come dei semplici criminali. Una delle maggiori vittorie dell'amministrazione Bush, alla fine delle operazioni militari in Iraq, fu la scelta di creare immediatamente un sistema parlamentare, sancito da numerose elezioni. Certo, non si è trattato di elezioni svolte in modo perfetto, ma neanche in Italia o negli Stati Uniti il processo elettorale è infallibile. La democrazia non è mai perfetta! Per quanto riguarda l'Iran, è nostro compito supportare la dissidenza con un impegno crescente, se vogliamo promuovere la libertà.
2.6 Quanto e in che modo i cattolici possono e potranno pesare sulla società americana da un punto di vista culturale, politico ed economico? E con quali modalità i cattolici possono e potranno esercitare influenza all'interno del Partito Repubblicano nei prossimi anni?
Molti cattolici americani per consuetudine votano il Partito Democratico, perché quando arrivarono negli Stati Uniti dall'Europa i Democratici erano più favorevoli dei Repubblicani nei loro confronti. I Repubblicani erano più forti nelle principali regioni della nazione ma i Democratici prevalevano nelle principali città. Tuttavia, negli ultimi quaranta anni i Democratici hanno accentuato il loro atteggiamento pro – aborto e pro – matrimonio gay, caratterizzandosi come ostili alla famiglia naturale. Di conseguenza, molti cattolici ed evangelici protestanti non si ritrovano più nelle loro politiche, ritenendole folli moralmente ed anche economicamente. Pertanto, c'è un passaggio di voti verso i Repubblicani, anche se non si tratta di un movimento strutturato, ma piuttosto di una reazione alle circostanze di cui facevo cenno.
Si tratte di un fenomeno importante perché in questo momento il voto cattolico nella nostra nazione è il più rilevante statisticamente. Circa sessanta milioni di elettori cattolici oscillano, a partire dalla presidenza Kennedy, da un partito all'altro, e il loro voto è tra i più imprevedibili. Ad esempio, hanno votato Bush e dopo hanno votato Obama. Ciò significa che ogni volta che un partito riesce a far cambiare idea a un cattolico, otterrà due voti: uno per la propria parte, e un altro che sarà sottratto agli avversari. Il cinque, sei per cento degli elettori cattolici in genere determina il vincitore della competizione elettorale. Quando ho espresso questa idea – trent'anni fa – nessuno ci credeva, ma adesso se ne sono convinti tutti. In questo momento sono convinto che i Democratici stanno compiendo terribili errori in materia di aborto, matrimonio gay e sulla libera scelta in materia dei diritti biologici. Così procedendo potrebbero perdere il voto cattolico. Dal punto di vista economico, i cattolici appartengono in gran parte alla middle class e lavorano in aziende medio – piccole, mentre solo una piccola parte di loro lavora nelle grandi aziende. Le politiche economiche di Obama non li stanno rassicurando: la disoccupazione continua a crescere e ci sono persone che a cinquantasei anni si ritrovano senza un reddito certo e con una famiglia da mantenere. Inoltre, a differenza degli italiani, molti americani non sono proprietari dell'abitazione nella quale risiedono, pertanto devono pagare un affitto oppure rischiano di perdere la casa perché non sono in grado di pagare il mutuo. Inoltre, mi pare che i cattolici sono gli unici a poter offrire una proposta culturale alternativa al credo islamico, perché sono gli unici a fare corpo unico. Negli Stati Uniti infatti vi è una rappresentanza etnica planetaria, fatta di cinesi, giapponesi, messicani, e gente di ogni parte del mondo. In alcuni casi gli immigrati non parlano nemmeno inglese, anche se sono già cittadini americani. Al contrario i cattolici formano un'entità unica e possono influenzare tutta la società americana, non solo il Partito Repubblicano. Comunque sia, il numero di Repubblicani cattolici nel Congresso è in continuo aumento. Il punto è che i cattolici possono e devono dare il loro contributo culturale alla nostra società plurale.
2.7 Qual è la sua opinione, come qualificato cattolico americano, sulla situazione politica italiana? Che cosa pensa riguardo alla posizione dei cattolici nell'attuale scenario politico? Che ruolo immagina per i cattolici nella prospettiva del dopo Berlusconi?
In America si dice che, quando una coppia litiga, la moglie comprende una piccola parte delle ragioni del marito, mentre il marito non ne capisce neppure una. Analogamente, io comprendo qualcosa della cultura italiana, ma quasi nulla della sua politica. Sono convinto che la vostra cucina sia la migliore al mondo, ma temo che la vostra politica non raggiunga questo primato. Non comprendo le partigianerie, le guerriglie tra i diversi partiti e i gruppi di opinione, il modo di comunicare e il trasformismo che porta parlamentari da sinistra a destra e da destra a sinistra. Dovrei passare molto tempo a studiare in profondità queste misteriose dinamiche, ma sono troppo impegnato.
Nondimeno ho l'impressione che in Italia il cattolicesimo attraversi una crisi di popolarità. Inoltre, la recente decisione della Corte Europea avverso i crocifissi mi sembra una barbarie. Lo Stato non deve avere alcun potere sul culto dei singoli cittadini, pertanto non può imporre una religione di Stato che consista nell'abolizione di ogni fede. Mi sembra che la cultura relativistica europea stia influenzando anche l'Italia.
D'altra parte anche i sindacati italiani sono politicizzati e rischiano di giocare un ruolo contrario agli interessi della nazione. E' chiaro che i laici possono contribuire come gli altri allo sviluppo del Paese, tuttavia essi dovrebbero tener conto che l'eredità cristiana e giudaica è un bene comune per tutti gli italiani.
2.8 L'ultima enciclica sociale di Benedetto XVI "Caritas in veritate" riprendendo con continuità gli insegnamenti di Paolo VI e di Giovanni Paolo II introduce alcuni nuovi elementi nella Dottrina Sociale della Chiesa. Come pensa sia possibile tradurre il primato della verità nella pratica degli affari e nell'economia di mercato globale?
Guardare alla verità è un impegno di questa vita e non di quell'altra. Perseguire la verità e l'onestà è il massimo obiettivo di ognuno, secondo quanto è scritto nella Bibbia. Il retaggio della fede ci insegna che nessun uomo è esente da peccati. Anche se tutti noi possiamo cadere nell'errore, siamo chiamati a costruire una società migliore. Nella fede giudaico-cristiana ciò implica un realismo molto importante, che si traduce nel consiglio di evitare che una sola persona abbia troppo potere nelle sue mani.
Sono molto lieto che papa Benedetto XVI parli esplicitamente della presenza della "caritas" nella società. In effetti – come si può leggere nella raccolta di testi presente nel mio sito www.michaelnovak.net – io cerco da decine di anni di considerare il concetto di "caritas" come il fondamento di ogni politica, di ogni società e di ogni economia. La "caritas" è un'arma contro il peccato, questo è uno dei grandi messaggi che ci arrivano dalla teologia romana, un pensiero non dissimile dalla filosofia sociale che è alla base degli Stati Uniti. Finora la tradizione sociale cattolica partiva dal peccato originale, ma senza considerarne gli aspetti più reali e attuali. La visione proposta da papa Benedetto XVI ci porta verso una nuova consapevolezza del peccato, fondata sull'unione di perdono e amore cristiano, rappresentati dalla "caritas".
In questo modo l'antropologia cristiana è davvero a misura d'uomo, così che gli errori di uno non possano compromettere il lavoro di tutti. Pertanto, ammiro le sottolineature del papa sul fatto che la Città di Dio sia – come quella di Sant'Agostino – anche la città della "caritas" (caritopolis).
L'ultima enciclica descrive un po' criticamente il nuovo scenario della globalizzazione. Negli ultimi venticinque anni, India e Cina sono progredite enormemente, sottraendo centinaia di milioni di persone dalla povertà assoluta. Mai nella storia un miliardo e mezzo di persone hanno potuto progredire così tanto nello spazio di una generazione. Perché la Chiesa non menziona con entusiasmo questo evento così significativo? Perché essa non riconosce i benefici effettuati dalla globalizzazione, visto che sono evidenti i vantaggi ottenuti dai paesi che tradizionalmente erano i più poveri, mentre ora sono diventati tra i più importanti? In fondo la Chiesa cattolica è stata la prima istituzione globale ("Una, cattolica, apostolica") che ha combattuto per migliorare ovunque le leggi e i diritti umani. Recentemente la globalizzazione ha raggiunto anche le società riemerse dalle dittature socialiste, basate sul controllo statale, che ora si sono globalizzate. Per esempio, la mia famiglia è originaria della Slovacchia, dove negli ultimi vent'anni si è riusciti a realizzare la terza nazione manifatturiera del mondo, dopo Cina e Germania. Ciò è potuto accadere perché in Slovacchia vi sono buoni lavoratori, famiglie unite e una tassazione moderata. L'esperienza conferma che nessuno può lamentarsi del sistema del libero mercato, se questo è supportato dalla diffusione e dalla pratica dei valori morali e sociali.
Il futuro consiste nell'affidare a quanta più gente possibile la responsabilità delle proprie vite, a partire dal possedere una casa, un'assicurazione sanitaria, un piano di assistenza in caso di disoccupazione, ecc. Ma è necessario sottrarre potere alle burocrazie statali, affidandolo al popolo, perché solo il mercato offre efficienza nella fornitura di servizi al prezzo minore per la comunità.
2.9 Infine, nel suo ultimo libro "No One Sees God" lei ha scritto che il credente e l'ateo sono "entrambi nella stessa oscurità". Ma il primo a dispetto del secondo ha incontrato una risposta alle domande ultime del suo cuore (lei non si riferisce solamente a "ciò che è buono" ma anche a "ciò che è buono essere" e a "ciò che è buono amare"). Perché si sta diffondendo una falsa idea di tolleranza che prevede che il laicismo e la secolarizzazione devono monopolizzare la "piazza pubblica" e relegare la testimonianza di fede nella sfera privata?
Le tenebre dei credenti sono simili a quelle che circondano gli atei ma non sono la stessa cosa. I primi dicono "Non vedo Dio, non lo sento parlare, ma Dio viene nel silenzio e ci rassicura". La maggioranza dei popoli del mondo sa che Dio è ancora presente in questo mondo e non lo colloca in un regno metafisico, al di fuori della realtà. Nulla è peggiore della negazione della presenza del divino nel mondo. Il fenomeno del secolarismo, legato a chi nega completamente l'esistenza di Dio, non è molto esteso.
Nel XX secolo due movimenti principali hanno diffuso una visione materialistica dell'esistenza. Il primo è costituito dal socialismo, caduto già prima del 1989 nello spirito e nella cultura umana. Il secondo è la secolarizzazione, che ha ancora molti seguaci in Europa, anche se si sta diffondendo in tutto il mondo. Questa cultura relativistica si fonda sulla sparizione della sorgente della vita. Nel secolarismo infatti niente motiva i giovani e le giovani ad avere dei figli e a lavorare per loro per il resto della loro vita. Cosa intendo dire? Che c'è una relazione tra il calo demografico e la secolarizzazione della società. Le società secolarizzate vivono con criteri egoistici, sostituendo il matrimonio e la famiglia col sesso e il disimpegno. Si noti però che le famiglie vivono meglio e raggiungono un maggiore livello di felicità. In secondo luogo, il secolarismo priva le singole persone della capacità di confrontarsi con le idee che arrivano dall'esterno, mancando loro la possibilità di discuterle quotidianamente all'interno della famiglia.
Così, se chiediamo alle società secolarizzate in che cosa sbaglia il terrorismo islamico esse ci risponderanno parlando di multiculturalismo e sostenendo che è bene tollerare chi la pensa in maniera diversa. Ma ciò è un errore, perché le scelte e le azioni dagli esseri umani vanno giudicate comunque, indipendentemente dalle loro origini. E' una questione fondamentale per l'Europa, che deve imparare a difendersi da se stessa, senza ricorrere all'aiuto esterno. Infine, il secolarismo non spiega molti problemi che riguardano la nostra esistenza. Per esempio, non spiega la presenza del dolore e della sofferenza nel mondo. Inoltre, non spiega la differenza tra il bene e il male, il vero e il falso, mentre la tradizione religiosa ebraico – cristiana ci fornisce uno strumento per comprendere i fondamenti del mondo. Il secolarismo manca anche di una teoria in grado di spiegare che i valori sociali e individuali sono un bene indispensabile al miglioramento della vita dei popoli.
Per concludere, penso che il modello americano sia utile a capire il ruolo che i cattolici possono giocare all'interno delle società globalizzate. Negli Stati Uniti i cattolici sono sessanta milioni, mentre i metodisti, battisti e le altre denominazioni evangeliche sono in numero inferiore. Noi cattolici possediamo una tradizione più antica e radicata, conosciamo lo scontro tra il bene e il male e le profondità della verità. Nondimeno, penso che dovremmo rileggere la Bibbia ponendoci nuove questioni che riguardano il nostro tempo. Indubbiamente, come sosteneva padre Richard Neuhaus, molti temi del dibattito pubblico sono dettati dai cattolici, a partire da sussidiarietà, solidarietà e "caritas". Oltre alla dottrina sociale, i cattolici hanno il Papa e il papato. Anche sotto la dittatura comunista sovietica i credenti continuavano a seguire gli insegnamenti del Papa, perché il papato costituisce una difesa, un punto di riferimento sicuro e presente. A differenza dei teologi protestanti che spariscono in fretta, il papa indica la strada ai credenti, essendo storicamente una risorsa in grado di difendere i valori dello spirito umano.
Per esempio, la Slovacchia cattolica ha uno spirito morale migliore di quella che si riscontra nella protestante Ceca. La dottrina cristiana si diffonde ovunque, sotto la guida della tradizione cattolica, che influenza anche le altre confessioni andando a formare un linguaggio cristiano unico.
Notizie sugli autori:
Lorenzo Montanari è Direttore per le relazioni internazionali dell'Edumnd Burke Institute for American Renewal, Think Tank conservatore con sede a Washington, DC. Da anni vive a lavora nella capitale americana come consulente politico e ricercatore sulla comunicazione politica e i public affairs presso la Graduate School of Political Management della George Washington University, dove tra l'altro si sta specializzando in political management. E' stato consulente FAO e per l'Unione Europea per quanto riguarda il monitoraggio elettorale. Da anni studia i processi comunicativi nel constesto delle relazioni internazionali e dell'applied politics.
Luca Sandonà è vicentino, professore assistente presso lo "Studium Generale Marcianum" di Venezia, candidato al dottorato europeo in economia nel prossimo autunno nell'università "CEU Cardenal Herrera" di Valencia (Spagna) e fellow del "Centro Studi Tocqueville-Acton" di Milano-Roma.
