Mercato garanzia di libertà, dice Antiseri ai cristiani tentati dal rivalutare Marx

Dopo aver sentito i pareri degli economisti Luigi Campiglio e Flavio Felice e del finanziere Ettore Gotti Tedeschi.

di Marco Valerio Lo Prete su Il Foglio

Sbaglia chi appunta le proprie critiche alle “regole di mercato” piuttosto che ad alcuni “mercanti spericolati”, i veri responsabili, assieme a regolatori fallimentari, della crisi attuale. Cade in errore – anche secondo la dottrina sociale della chiesa – chi contrappone l’individualismo alla solidarietà, proponendo la seconda quale principio fondante di rinnovati meccanismi economici. Dimentica la lezione della storia chi propone una rivalutazione del marxismo. E’ partendo da questa prospettiva che Dario Antiseri, filosofo liberale di fede cattolica, commenta Böckenförde secondo cui la recessione attuale non è soltanto frutto dell’avidità o degli eccessi del libero mercato, ma il risultato di un sistema il cui “punto di partenza” è l’“individualismo egoistico”. “Non sono le regole di mercato a mettere in pericolo i soldi dei risparmiatori, ma alcuni mercanti spericolati”, replica al Foglio Antiseri, docente di Metodologia delle Scienze sociali all’Università Luiss: “Se un’operazione di appendicite non riesce, ci troviamo di fronte a una mancanza del chirurgo, non al fallimento della medicina”. Certo il mercato ha bisogno di regole e su questo, secondo Antiseri, Böckenförde non sbaglia: “Lo spiegava già un altro eminente tedesco, anche lui cattolico, l’economista e sociologo Wilhelm Röpke, che descrive il capitalismo come una macchina potente e delicata che ha bisogno di grandi principi etici”, come onestà, trasparenza, e, perché no, solidarietà. Quest’ultima non è in contraddizione con l’individualismo o l’economia di mercato: “L’individualismo è l’opposto del collettivismo, non della solidarietà – spiega Antiseri – e il solidarismo è possibile soltanto se ci sono risorse da condividere, come avviene nelle società capitalistiche”. Una società che abbia fatto propria la logica di mercato, oltre a potersi permettere di perseguire fini umanitari, ha anche il dovere di farlo. Lo sosteneva già Friedrich von Hayek, Nobel per l’Economia nel 1974: “Assicurare un reddito minimo a tutti non è soltanto una protezione legittima contro i rischi comuni a tutti, ma è compito necessario della Grande Società in cui l’individuo non può rivalersi sui membri del piccolo gruppo specifico in cui era nato”. E comunque la concorrenza assieme alla fallibilità umana, l’infondabilità razionale dei fini ultimi e la dispersione tra milioni di persone delle conoscenze particolari di tempo e di luogo, è il fondamento del mercato ma anche della società aperta. Istituzioni affatto inconciliabili con la chiesa: “C’è tutto un filone di pensatori cattolico-liberali ad escluderlo. Per rimanere agli italiani: Antonio Rosmini, Luigi Sturzo, don Angelo Tosato, cattolici che hanno sostenuto l’economia di mercato perché, oltre ad assicurare maggiore benessere, garantisce la libertà”. Böckenförde invece cita Karl Marx, ma solo a metà: “Lui preconizzava anche l’autodistruzione per il capitalismo, al quale si sarebbe sostituito un potere illimitato, nelle mani di un soggetto statale”. Anche per questo “rivalutare Marx oggi è come continuare ad essere tolemaici non dopo Copernico, ma addirittura dopo Newton”. La storia dovrebbe averlo insegnato: senza la proprietà diffusa dei mezzi di produzione, non è possibile una vera democrazia. “Chi possiede tutti i mezzi, stabilisce tutti i fini”, diceva ancora Hayek. Un’idea sostenuta anche dalla dottrina sociale della chiesa, per la quale sono centrali la “difesa della persona umana”, nel senso che non c’è uomo più importante di un altro, e quella dei “corpi intermedi” della società. E ancora, tanto per il liberalismo che per la dottrina sociale, vale “l’uguaglianza delle opportunità, non degli esiti”. Quanto all’imminente enciclica sociale di Benedetto XVI, Antiseri non si aspetta importanti divergenze da quanto fecero Giovanni Paolo II con la Centesimus annus e Leone XIII con la sua “difesa lucida e appassionata della proprietà privata”. Sicuramente ci sarà “una certa enfasi” sulla solidarietà, sulla difesa dell’ambiente e l’attenzione ai deboli. “Ma per un cristiano solo Dio è assoluto, non ci sono altre idolatrie: né per il mercato, né tanto meno per lo stato”.