Intervista. Robert Royal: "Il Papa ammira gli ebrei e i rabbini Usa lo sanno"

di Paolo Rodari

Teologo, filosofo cattolico, presidente del Faith & Reason Institute di Washington, corresponding fellow del Centro Studi Tocqueville-Acton, in questi giorni in Italia per presentare Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costituito e sostenuto l’Occidente da poco editato da Rubbettino, stima Benedetto XVI perché è un «grande intellettuale, gentile e sincero nello stesso tempo». Aspetta con interesse l’evolversi del viaggio in Terra Santa consapevole che è sulla «forza della parola che il Pontefice concentrerà i propri sforzi».

Robert Royal cosa occorre attendersi da questi giorni di pellegrinaggio del Papa in Terra Santa?
Il viaggio è difficile. Non si può prevedere cosa capiterà. Quella è una terra dove da millenni si combatte, si lotta, ci si scontra. L’arrivo del Papa resta a mio avviso un grande segno. Immagino che la Santa Sede abbia preparato con cura tutto il pellegrinaggio: i gesti ma soprattutto le parole del Pontefice. Occorre non sbagliare nulla perché il campo, davvero, è minato. Ci sono insidie ovunque.

Le insidie da chi vengono? Soprattutto da come musulmani ed ebrei potranno recepire i suoi messaggi?
Anche qui è difficile rispondere. Seppure le sensibilità in gioco siano diverse e variegate. Per quanto riguarda il mondo ebraico devo dire che a oggi vedo molta benevolenza nei confronti di Ratzinger: più che acredine, vedo benevolenza. Soprattutto nel mondo ebraico americano. Ricordo un episodio. Quando Ratzinger venne eletto Papa vi furono dei giornali che dissero dei suoi presunti legami col nazismo. Fu l’occasione per dire che egli aveva nella sua personalità delle componenti anti semite. Per fortuna i rabbini americani spiegarono come le cose stessero davvero. E cioè dissero a tutti che se c’era un uomo vicino agli ebrei e totalmente lontano da ogni logica antisemita questi era proprio Joseph Ratzinger. Certo, resta qualche problema per la vicenda di Richard Williamson. Ma è un problema episodico. In generale questo Pontefice è amato dagli ebrei. Quanto all’islam mi sembra che il messaggio di pace e di dialogo pronunciato ad Amman non possa che lasciare un segno.

Lei è una voce molto ascoltata negli Stati Uniti. L’America come vede Ratzinger?
Tutto è cambiato dopo il suo viaggio dell’aprile scorso. Ha dato agli Stati Uniti un’immagine magnifica di sé. Umile e insieme colto. Direi che il popolo americano s’è accorto che l’immagine del Grande Inquisitore che sovente i media pennellavano era totalmente fasulla. Debbo dire che ci ha conquistato con la sua semplicità. E poi, certo, resta il dato che è un grande intellettuale: a volte forse troppo intellettuale, troppo “professore”.

In che senso?
Nel senso che a volte la gente fatica a entrare nelle dinamiche del suo dire. A volte per la gente è difficile da ascoltare, ma è normale che sia così. Faccio un esempio. Se si legge il suo Introduzione al cristianesimo si trova tra le pieghe del libro una persona briosa, sprintosa, capace di andare con estrema semplicità al nocciolo delle questioni. A volte quando parla non mantiene lo stesso sprint. Ma lui è fatto così: è un Papa che appena eletto ha chiesto d’incontrare Hans Kung e che, come passatempo, si mette al piano e suona Mozart. Anche a me piace Mozart. Ma forse è una dimensione difficile per la gente.

I cattolici americani lo capiscono? Ripeto: negli Stati Uniti ha fatto centro. Parlando però dei cattolici americani occorre chiarire una cosa. Chi è davvero cattolico tra coloro che negli Stati Uniti si professano cattolici? Io rispondo: davvero in pochi. Spesso tra coloro che si definiscono cattolici vi sono persone attente alle questioni sociali ma poco capaci di sapere davvero cosa significhi essere cattolici. In questo senso, come i cattolici vedono Obama resta significativo.
Ci spieghi.
La maggior parte dei cattolici americani pensano che Obama sia cattolico. E non si rendono conto come la sua visione della vita sia totalmente altra e lontana dalla visione cattolica. Ma vedo che anche in Vaticano c’è chi fatica a comprendere questa cosa.

Ad esempio?
Beh, ho letto un articolo qualche giorno fa dell’Osservatore Romano che in qualche modo promuoveva i primi cento giorni del presidente americano. Sinceramente non capisco come si possa sostenere una cosa simile. Obama è una persona buona, non cattiva, ma deve per forza di cose accontentare chi l’ha eletto. E chi l’ha eletto è anche una sinistra radicale che sulla vita e sui temi etici la pensa in un certo modo. La campagna di Obama è stata appoggiata dal governatore del Kansas Kathleen Sebelius. Poche settimane fa Obama ha nominato la Sebelius ministero della Salute. Per capire chi è la Sebelius basta ricordare un fatto: è stata interdetta dalla Comunione con un provvedimento dell’arcivescovo di Kansas City, Joseph F. Naumann, a causa delle sue posizioni favorevoli all’aborto.

I vescovi cosa pensano di Obama? I vescovi Usa sono stati molto duri con Obama. L’invito poi che l’università cattolica di Notre Dame gli ha rivolto - il 17 maggio gli conferisce una laurea “honoris causa” - ha acuito le tensioni. Molti vescovi si sono ribellati. Ma anche il presidente della conferenza episcopale americana, il cardinale di Francis Eugene George, arcivescovo di Chicago, è molto perplesso. Recentemente ha incontrato Obama a Washington. Questi gli ha assicurato che sarebbe stato il presidente di tutti, anche dei cattolici. Ma per essere davvero così lo deve dimostrare coi fatti.