Obama e i fondi federali all'aborto

di Alia K. Nardini

Negli Stati Uniti è scontro tra Repubblicani e Democratici riguardo alla Mexico City Policy: la normativa approvata da Ronald Reagan nel 1984, ma successivamente abbandonata, che proibisce di destinare fondi federali alle organizzazioni internazionali non governative per l’assistenza all’interruzione della gravidanza. Nel gennaio 2001 George W. Bush chiese la reintroduzione della Mexico City, ribadendo che il denaro dei contribuenti non doveva venire utilizzato per finanziare né sostenere pratiche abortive, negli USA così come all’estero; Barack Obama ha tuttavia firmato un ordine esecutivo il 23 gennaio scorso, revocando questa norma –peraltro in coincidenza con il 36esimo anniversario della Roe vs. Wade, la sentenza che nel 1973 di fatto legalizzò l’aborto in America per le donne entro i primi tre mesi di gravidanza.

Obama in sostanza ha affermato che la Mexico City rischiava di compromettere gli sforzi mirati al sicuro ed efficiente contenimento delle nascite nei paesi in via di sviluppo. In un comunicato ufficiale, il Presidente ha dichiarato che il diritto delle donne alla libera scelta non solo protegge la salute delle stesse donne e la loro "libertà riproduttiva", ma incarna il principio fondamentale americano della non ingerenza dello Stato nelle questioni private.

Come è stato notato puntualmente dai gruppi pro-life americani, Barack Obama non ha invitato la stampa a registrare l’evento –come invece era accaduto il giorno prima, 22 gennaio, in occasione della popolarissima decisione di cessare le torture. Il Presidente ha mancato inoltre di chiarire come la preziosa e tradizionalmente americana "non ingerenza dello Stato" possa conciliarsi con un intervento dello Stato stesso mirato a finanziare -e dunque preferire- una pratica sociale (l’aborto) rispetto ad un’altra (ad esempio gli assegni familiari destinati alle nascite), a prescindere da qualsiasi giudizio di merito riguardo ad entrambe.

Barack Obama ha inoltre confermato di voler ripristinare i finanziamenti all’United Nations Population Fund (UNFPA), sospesi anch’essi nel 2002 dalla Presidenza Bush. Come denunciato dall’allora Segretario di Stato Colin Powell, e da commissioni indipendenti inviate dal Parlamento britannico e dalle stesse Nazioni Unite, in Cina i fondi destinati all’UNFPA hanno spesso finito per incentivare politiche di sterilizzazione involontaria, di aborto coercitivo e pratiche discriminanti nei confronti dei neonati di sesso femminile.

Pur restando il diritto delle donne a decidere, sarebbe a questo punto opportuno riflettere sull’effettiva liceità di operare così pesantemente nel campo della population control tramite l’aborto, lasciando insoluti i dubbi riguardo a quanto questo sia sempre effettivamente nell’interesse delle donne e del loro diritto ad una libertà di scelta consapevole, informata e non unicamente legata a circostanze economiche disagevoli.