Un breve riflessione sul caso Eluana
di Riccardo Gotti Tedeschi
Credo che da oggi in poi - dopo quanto avvenuto - ciascun cattolico e ciascun ateo o agnostico curanti del diritto naturale o anche solo di buon senso, dovranno tenere conto delle evidenti responsabilità istituzionali di questa vicenda. Credo che da oggi la linea di confine tra chi è per la vita e chi contro la vita, sarà maggiormente evidente anche a sulla piattaforma dei partiti e delle coalizioni. Per quanto criticabili entrambi gli schieramenti in tante occasioni, questa vicenda ci dice quale coalizione e quali uomini salvaguardano i valori primari, e quali no. Questa vicenda ci dice quale coalizione e quali uomini, sebbene in limine, abbiano fatto il possibile per salvare una vita, e quali invece si sono tirati indietro in nome del formalismo, della sacra carta costituzionale. Questa vicenda ci dice quale coalizione e quali uomini abbiano considerato il diritto al servizio dell'uomo, e non il contrario.
Oggi più che mai la disumanità di una ideologia ha mostrato tutta la sua crudeltà. Quando il diritto manda a morire un innocente, forse bisogna riflettere se sia davvero un buon diritto.
Il decreto presentato da Berlusconi poteva nella sostanza essere firmato da Napolitano. La sentenza della corte d'appello seguiva un procedimento di giurisdizione volontaria, la cui sentenza finale non fa giudicato tra le parti. Questo comporta che un atto ordinatorio quale un decreto sarebbe stato certamente idoneo ad annullarne gli effetti. Inoltre voglio aggiungere che non 'è stato contraddittorio reale tra tutore (il padre di Eluana) ed curatore, in quanto hanno aderito immediatamente sulla volontà della ragazza basata su criteri presuntivi.
Ma usciamo dalla logica formalistica e spostiamoci su una logica sostanziale, che deve essere precedente alla forma e non successiva. Anche ammettendo che il decreto non fosse lo strumento più idoneo, quand'anche ciò avesse creato un conflitto costituzionale, mi chiedo: il diritto ed i suoi meccanismi (modificabili) possono prevalere sul destino innocente ed inerme di una vita umana? Può lo Stato arbitrariamente arrogarsi il diritto di stabilire che una vita non è più degna di detta definizione, dopo che il Governo eletto dal popolo ha espresso la sua volontà benchè con un metodo non del tutto conforme?
Evidentemente il "metodo" ha valso più della sostanza, ed in nome di questo hanno sacrificato una vita, manifestando così non solo l'incapacità di tutelarci come cittadini (art. 32 comma 1 della Costituzione), ma anche la capacità di legittimare di fatto l'eutanasia, creando il precedente. Perchè di questo si tratta. La più brutta pagina di storia che si potesse scrivere ci vede testimoni, e ci da l'opportunità di guardare in faccia gli aguzzini, e delegittimarli una volta per tutte, ed in via definitiva.
Credo che da oggi in poi - dopo quanto avvenuto - ciascun cattolico e ciascun ateo o agnostico curanti del diritto naturale o anche solo di buon senso, dovranno tenere conto delle evidenti responsabilità istituzionali di questa vicenda. Credo che da oggi la linea di confine tra chi è per la vita e chi contro la vita, sarà maggiormente evidente anche a sulla piattaforma dei partiti e delle coalizioni. Per quanto criticabili entrambi gli schieramenti in tante occasioni, questa vicenda ci dice quale coalizione e quali uomini salvaguardano i valori primari, e quali no. Questa vicenda ci dice quale coalizione e quali uomini, sebbene in limine, abbiano fatto il possibile per salvare una vita, e quali invece si sono tirati indietro in nome del formalismo, della sacra carta costituzionale. Questa vicenda ci dice quale coalizione e quali uomini abbiano considerato il diritto al servizio dell'uomo, e non il contrario.
Oggi più che mai la disumanità di una ideologia ha mostrato tutta la sua crudeltà. Quando il diritto manda a morire un innocente, forse bisogna riflettere se sia davvero un buon diritto.
Il decreto presentato da Berlusconi poteva nella sostanza essere firmato da Napolitano. La sentenza della corte d'appello seguiva un procedimento di giurisdizione volontaria, la cui sentenza finale non fa giudicato tra le parti. Questo comporta che un atto ordinatorio quale un decreto sarebbe stato certamente idoneo ad annullarne gli effetti. Inoltre voglio aggiungere che non 'è stato contraddittorio reale tra tutore (il padre di Eluana) ed curatore, in quanto hanno aderito immediatamente sulla volontà della ragazza basata su criteri presuntivi.
Ma usciamo dalla logica formalistica e spostiamoci su una logica sostanziale, che deve essere precedente alla forma e non successiva. Anche ammettendo che il decreto non fosse lo strumento più idoneo, quand'anche ciò avesse creato un conflitto costituzionale, mi chiedo: il diritto ed i suoi meccanismi (modificabili) possono prevalere sul destino innocente ed inerme di una vita umana? Può lo Stato arbitrariamente arrogarsi il diritto di stabilire che una vita non è più degna di detta definizione, dopo che il Governo eletto dal popolo ha espresso la sua volontà benchè con un metodo non del tutto conforme?
Evidentemente il "metodo" ha valso più della sostanza, ed in nome di questo hanno sacrificato una vita, manifestando così non solo l'incapacità di tutelarci come cittadini (art. 32 comma 1 della Costituzione), ma anche la capacità di legittimare di fatto l'eutanasia, creando il precedente. Perchè di questo si tratta. La più brutta pagina di storia che si potesse scrivere ci vede testimoni, e ci da l'opportunità di guardare in faccia gli aguzzini, e delegittimarli una volta per tutte, ed in via definitiva.
