Appunti di crisi
di Sergio Morisoli
Ho sincera stima e ammirazione per chi sta cercando soluzioni e ricette per portarci fuori da questa crisi, io non ne ho e per questo scrivo. Non faccio nemmeno parte però del club degli allenatori del lunedì mattina: quelli che avrebbero fatto meglio dell'allenatore, dell'arbitro e perfino del presidente. E' una crisi oltre che dura anche molto complessa da capire. Paradossalmente però questa complessità costringe ad individuare almeno alcuni aspetti oggettivi. Mi limito a qualche appunto disordinato. Origine.Il disastro è nato quando qualcuno ha voluto fare del bene, cioè permettere a tutti di possedere una casa propria indipendetemente dalla capacità di mantenerla. Un nobile e generoso movente: peccato che, come dimostrava già Adam Smith, l'economia non giri per la simpatia che si prova per il fornaio. Non l'avidità ma la generosità, non i manager rapaci ma l'inizio di tutto fu un nobile obiettivo politico (la casa propria a tutti) dell'amministrazione Clinton. Chi mai si sarebbe opposto ad uno slancio di tanta bontà statale? E se c'era da far soldi a catena, prima ancora delle banche, chi si tirava indietro tra imprese, agenzie, fornitori? Non il libero mercato ha generato, almeno in primis, quello che oggi conosciamo, ma un distorto intervento dello Stato in economia. Una politica buonista ma malata alla radice, la dimostrazione che anche la politica produce strumenti strutturati e prodotti tossici micidiali. A proposito, le guerre che razza di prodotto strutturato statale sono? I miliardi di sprechi pubblici e di corruzione in giro per il mondo a quanto ammontano? Quale è la sommatoria dei deficit eterni delle aziende statali che però non falliscono mai? A quanto ammonta la diseconomia globale di certi paesi ricchissimi ma produttori di sottosviluppo interno? . A questo aggiungiamo oggettivamente che c'è chi si è dilettato nel mondo finanziario ad inventare prodotti che definiremmo "geneticamente modificati": e come succede nei film di fantascienza il mostro o il virus è scappato dal laboratorio. Resta da vedere se con o senza intenzionalità da parte di qualcuno. Panico. Lo Stato e le banche centrali lanciano l'allarme fuoco. Il costo dello spegnimento non lo conosce nessuno, si parla di 8'000 miliardi di dollari, ma non si dice che spegnendo nell'urgenza si sono annaffiate anche quelle abitazioni che non avevano il fuoco, l'acqua a volte si è miscelata a prodotti altamente tossici e infiammabili. Non si sa quanto costeranno il ripompare tutto fuori dal villaggio e la ricostruzione. Potrebbe essere per molti l'affare del secolo, come diceva Bastiat: ciò che si vede e ciò che non si vede, questa è l'economia. Errore di stima. Molti pensavano che, oltre ai prodotti finanziari geneticamente modificati (Finanza creativa) che facevano solo guadagnare a chi li produceva e a chi li acquistava, finalmente Stati e Banche centrali (Politica creativa) avevano scoperto la macroformula genetica affinché fosse sempre primavera e estate, neutralizzando l'autunno e l'inverno. La recessione era latente la bolla finanziaria ha accelerato solo i tempi e aumentato la violenza dell'uragano. Chi se non lo Stato doveva accorgersi per tempo del meteo che peggiorava e che le agenzie meteo certificate dallo Stato erano "confuse"? Colpe. Ha scritto bene chi ha detto che dare la colpa della crisi all'avidità è come dare la colpa alla forza di gravità quando cade un aereo. Strumenti. Nace il forte dubbio che forse gli abituali strumenti, usati dagli economisti, non sono più adatti a misurare la realtà della globalizzazione. L'informatica permette scambi al millesimo di secondo, 24/24 e 7/7 su tutto il pianeta: che ne è della relazione tempo/rischio/rendimento? Dopo l'annullamento del fattore spazio siamo vicini all'annullamento del fattore tempo? Forse per chi sta cercando soluzioni le leggi della relatività possono aiutare più dei vecchi schemi di Roosevelt. Conferme. La sterilità che, sul piano pratico, caratterizza la critica di vasti strati della popolazione nei riguardi della situazione attuale delle borse si spiega, principalmente, con un atteggiamento di totale superficialità, che ricerca gli errori solo laddove la stoltezza o il conflitto degli interessi permettono di scorgerli. La stessa superficialità, fra l'altro, ha accreditato l'idea, persino pericolosa, secondo cui un istituto come la borsa – indispensabile in tutte le organizzazioni sociali non rigidamente socialiste – sarebbe per sua natura una sorta di club di cospiratori, che operano con la menzogna e la frode ai danni del cosiddetto popolo lavoratore: club che pertanto sarebbe meglio sopprimere, in una qualche maniera, e del quale soprattutto si potrebbe fare a meno. Lo scrisse Max Weber nel 1894 ("La borsa"). I pericoli concreti. Che le aziende decotte e malate restino troppo in vita con il doping pubblico, e siano premiate in borsa, sfavorendo quelle che hanno bilanci sani e forze proprie. Che invece di ri-regolamentare un settore già iper -regolamentato si aggiungano nuove norme, che la politica si metta a fare l'assemblea e il CdA delle aziende. Se le soluzioni vanno verso la statalizzazione, quindi la nazionalizzazione e quindi il protezionismo, l'inverno sarà lunghissimo. Bastiat diceva: se dai confini non transitano le merci transitano i cannoni. I fatti. Il commercio Sud-Sud è stato piû grande di quello Nord-Sud o Nord-Nord. I paesi emergenti stanno facendo un salto di qualità economica, ma dovranno fare anche quello irrinunciabile della infrastruttura di base, della libertà, della qualità della vita e della socialità; questo significa opportunità di investimento enormi e nuove. Per la prima volta nella storia forse il "terzo mondo", grazie alla globalizzazione potrebbe soccorrerci. La globalizzazione ha tolto dalla povertà assoluta oltre 1 miliardo di persone: chi vuole partecipare attivamente ad accelerare questo trend può investire nel microcredito e nei prodotti finanziari "sostenibili"; la tanto vituperata industria finanziaria, con anticipo, da anni ha sviluppato questi prodotti, ma finora pochi investitori li hanno scelti. Speranza. L'uomo e quindi l'economia non sono limitati dalle leggi fisiche, chimiche, econometriche. Hanno un di più: sono creativi, ci sanno sorpendere anche in bene. Spesso è l'imprevisto che ci salva.
Ho sincera stima e ammirazione per chi sta cercando soluzioni e ricette per portarci fuori da questa crisi, io non ne ho e per questo scrivo. Non faccio nemmeno parte però del club degli allenatori del lunedì mattina: quelli che avrebbero fatto meglio dell'allenatore, dell'arbitro e perfino del presidente. E' una crisi oltre che dura anche molto complessa da capire. Paradossalmente però questa complessità costringe ad individuare almeno alcuni aspetti oggettivi. Mi limito a qualche appunto disordinato. Origine.Il disastro è nato quando qualcuno ha voluto fare del bene, cioè permettere a tutti di possedere una casa propria indipendetemente dalla capacità di mantenerla. Un nobile e generoso movente: peccato che, come dimostrava già Adam Smith, l'economia non giri per la simpatia che si prova per il fornaio. Non l'avidità ma la generosità, non i manager rapaci ma l'inizio di tutto fu un nobile obiettivo politico (la casa propria a tutti) dell'amministrazione Clinton. Chi mai si sarebbe opposto ad uno slancio di tanta bontà statale? E se c'era da far soldi a catena, prima ancora delle banche, chi si tirava indietro tra imprese, agenzie, fornitori? Non il libero mercato ha generato, almeno in primis, quello che oggi conosciamo, ma un distorto intervento dello Stato in economia. Una politica buonista ma malata alla radice, la dimostrazione che anche la politica produce strumenti strutturati e prodotti tossici micidiali. A proposito, le guerre che razza di prodotto strutturato statale sono? I miliardi di sprechi pubblici e di corruzione in giro per il mondo a quanto ammontano? Quale è la sommatoria dei deficit eterni delle aziende statali che però non falliscono mai? A quanto ammonta la diseconomia globale di certi paesi ricchissimi ma produttori di sottosviluppo interno? . A questo aggiungiamo oggettivamente che c'è chi si è dilettato nel mondo finanziario ad inventare prodotti che definiremmo "geneticamente modificati": e come succede nei film di fantascienza il mostro o il virus è scappato dal laboratorio. Resta da vedere se con o senza intenzionalità da parte di qualcuno. Panico. Lo Stato e le banche centrali lanciano l'allarme fuoco. Il costo dello spegnimento non lo conosce nessuno, si parla di 8'000 miliardi di dollari, ma non si dice che spegnendo nell'urgenza si sono annaffiate anche quelle abitazioni che non avevano il fuoco, l'acqua a volte si è miscelata a prodotti altamente tossici e infiammabili. Non si sa quanto costeranno il ripompare tutto fuori dal villaggio e la ricostruzione. Potrebbe essere per molti l'affare del secolo, come diceva Bastiat: ciò che si vede e ciò che non si vede, questa è l'economia. Errore di stima. Molti pensavano che, oltre ai prodotti finanziari geneticamente modificati (Finanza creativa) che facevano solo guadagnare a chi li produceva e a chi li acquistava, finalmente Stati e Banche centrali (Politica creativa) avevano scoperto la macroformula genetica affinché fosse sempre primavera e estate, neutralizzando l'autunno e l'inverno. La recessione era latente la bolla finanziaria ha accelerato solo i tempi e aumentato la violenza dell'uragano. Chi se non lo Stato doveva accorgersi per tempo del meteo che peggiorava e che le agenzie meteo certificate dallo Stato erano "confuse"? Colpe. Ha scritto bene chi ha detto che dare la colpa della crisi all'avidità è come dare la colpa alla forza di gravità quando cade un aereo. Strumenti. Nace il forte dubbio che forse gli abituali strumenti, usati dagli economisti, non sono più adatti a misurare la realtà della globalizzazione. L'informatica permette scambi al millesimo di secondo, 24/24 e 7/7 su tutto il pianeta: che ne è della relazione tempo/rischio/rendimento? Dopo l'annullamento del fattore spazio siamo vicini all'annullamento del fattore tempo? Forse per chi sta cercando soluzioni le leggi della relatività possono aiutare più dei vecchi schemi di Roosevelt. Conferme. La sterilità che, sul piano pratico, caratterizza la critica di vasti strati della popolazione nei riguardi della situazione attuale delle borse si spiega, principalmente, con un atteggiamento di totale superficialità, che ricerca gli errori solo laddove la stoltezza o il conflitto degli interessi permettono di scorgerli. La stessa superficialità, fra l'altro, ha accreditato l'idea, persino pericolosa, secondo cui un istituto come la borsa – indispensabile in tutte le organizzazioni sociali non rigidamente socialiste – sarebbe per sua natura una sorta di club di cospiratori, che operano con la menzogna e la frode ai danni del cosiddetto popolo lavoratore: club che pertanto sarebbe meglio sopprimere, in una qualche maniera, e del quale soprattutto si potrebbe fare a meno. Lo scrisse Max Weber nel 1894 ("La borsa"). I pericoli concreti. Che le aziende decotte e malate restino troppo in vita con il doping pubblico, e siano premiate in borsa, sfavorendo quelle che hanno bilanci sani e forze proprie. Che invece di ri-regolamentare un settore già iper -regolamentato si aggiungano nuove norme, che la politica si metta a fare l'assemblea e il CdA delle aziende. Se le soluzioni vanno verso la statalizzazione, quindi la nazionalizzazione e quindi il protezionismo, l'inverno sarà lunghissimo. Bastiat diceva: se dai confini non transitano le merci transitano i cannoni. I fatti. Il commercio Sud-Sud è stato piû grande di quello Nord-Sud o Nord-Nord. I paesi emergenti stanno facendo un salto di qualità economica, ma dovranno fare anche quello irrinunciabile della infrastruttura di base, della libertà, della qualità della vita e della socialità; questo significa opportunità di investimento enormi e nuove. Per la prima volta nella storia forse il "terzo mondo", grazie alla globalizzazione potrebbe soccorrerci. La globalizzazione ha tolto dalla povertà assoluta oltre 1 miliardo di persone: chi vuole partecipare attivamente ad accelerare questo trend può investire nel microcredito e nei prodotti finanziari "sostenibili"; la tanto vituperata industria finanziaria, con anticipo, da anni ha sviluppato questi prodotti, ma finora pochi investitori li hanno scelti. Speranza. L'uomo e quindi l'economia non sono limitati dalle leggi fisiche, chimiche, econometriche. Hanno un di più: sono creativi, ci sanno sorpendere anche in bene. Spesso è l'imprevisto che ci salva.
