Americana n. 3
di Alia K. Nardini
Il 28 gennaio la Camera dei Rappresentanti ha approvato con 244 voti contro 188 il pacchetto di misure straordinarie per risollevare l’economia statunitense, per un totale di 819 miliardi di dollari; Ciò nonostante, le numerose perplessità espresse non solo dal fronte Repubblicano, bensì anche da 11 Democratici, hanno spinto il Presidente Obama a tagliare ulteriormente la manovra di quasi 50 miliardi. Il Presidente ed il suo staff si sono inoltre impegnati a cercare un consenso più ampio e trasversale per lo stimulus package in vista del voto al Senato, nel quale i Democratici necessitano di almeno 60 voti favorevoli per non incorrere nell’ostruzionismo dell’opposizione.
Negli Stati Uniti, i Repubblicani non sono gli unici a provare disagio nei confronti di un provvedimento così monumentale -specie dopo l’entusiasmo suscitato dalla proposta alternativa di John McCain, il quale aveva elaborato un pacchetto da soli 421 miliardi di dollari, secondo i suoi sostenitori ampiamente sufficiente a risollevare l’economia. Dopo la bocciatura del piano McCain, un Grand Old Party sorprendentemente coeso e tenace si è impegnato a ridurre lo stimulus package Democratico, contrastando -e facendo in parte ritirare- alcuni stanziamenti non direttamente mirati a rilanciare l’economia (tra cui i fondi per includere i contraccettivi nel programma Medicaid che Obama ha dovuto eliminare in seguito alle pressioni del Repubblicano John Boehner). Nonostante gli ultimi ritocchi, il GOP ritiene però il piano economico ancora eccessivamente assistenzialista, nonché poco attento ai tagli alle tasse.
Dati i numeri della maggioranza, l’approvazione dello stimulus package sembra fuori questione: ciò che piuttosto impensierisce i Democrats è il suo recente calo di popolarità. La preoccupazione maggiore è il cosiddetto "pork barrel": si tratta dell’introduzione nel piano economico di clausole che permettono il trasferimento di denaro pubblico agli stati federali per finanziare progetti secondari o dai limitati (ma localmente rilevanti) interessi privati -in cambio, ovviamente, di un voto favorevole all’intera legislazione.
Seppur una sufficiente quantità di pork barrel possa effettivamente spingere alcuni Senatori in dubbio a votare a favore dello stimulus package per interesse personale, l’opinione pubblica americana non sembra disposta a tollerare lo scambio di favori nell’era Obama, che ha trionfato promettendo trasparenza e correttezza negli affari pubblici. Il problema del pork barrel, da sempre molto sentito negli Stati Uniti, potrebbe rivelarsi deleterio per l’immagine dei Democrats quasi quanto le recenti accuse di aver frodato il fisco che hanno portato a dimettersi il Ministro della Sanità Tom Daschle, il Segretario del Tesoro Tim Geithner e l’addetta all’Ufficio per la Produttività Nancy Killefer.
Il 28 gennaio la Camera dei Rappresentanti ha approvato con 244 voti contro 188 il pacchetto di misure straordinarie per risollevare l’economia statunitense, per un totale di 819 miliardi di dollari; Ciò nonostante, le numerose perplessità espresse non solo dal fronte Repubblicano, bensì anche da 11 Democratici, hanno spinto il Presidente Obama a tagliare ulteriormente la manovra di quasi 50 miliardi. Il Presidente ed il suo staff si sono inoltre impegnati a cercare un consenso più ampio e trasversale per lo stimulus package in vista del voto al Senato, nel quale i Democratici necessitano di almeno 60 voti favorevoli per non incorrere nell’ostruzionismo dell’opposizione.
Negli Stati Uniti, i Repubblicani non sono gli unici a provare disagio nei confronti di un provvedimento così monumentale -specie dopo l’entusiasmo suscitato dalla proposta alternativa di John McCain, il quale aveva elaborato un pacchetto da soli 421 miliardi di dollari, secondo i suoi sostenitori ampiamente sufficiente a risollevare l’economia. Dopo la bocciatura del piano McCain, un Grand Old Party sorprendentemente coeso e tenace si è impegnato a ridurre lo stimulus package Democratico, contrastando -e facendo in parte ritirare- alcuni stanziamenti non direttamente mirati a rilanciare l’economia (tra cui i fondi per includere i contraccettivi nel programma Medicaid che Obama ha dovuto eliminare in seguito alle pressioni del Repubblicano John Boehner). Nonostante gli ultimi ritocchi, il GOP ritiene però il piano economico ancora eccessivamente assistenzialista, nonché poco attento ai tagli alle tasse.
Dati i numeri della maggioranza, l’approvazione dello stimulus package sembra fuori questione: ciò che piuttosto impensierisce i Democrats è il suo recente calo di popolarità. La preoccupazione maggiore è il cosiddetto "pork barrel": si tratta dell’introduzione nel piano economico di clausole che permettono il trasferimento di denaro pubblico agli stati federali per finanziare progetti secondari o dai limitati (ma localmente rilevanti) interessi privati -in cambio, ovviamente, di un voto favorevole all’intera legislazione.
Seppur una sufficiente quantità di pork barrel possa effettivamente spingere alcuni Senatori in dubbio a votare a favore dello stimulus package per interesse personale, l’opinione pubblica americana non sembra disposta a tollerare lo scambio di favori nell’era Obama, che ha trionfato promettendo trasparenza e correttezza negli affari pubblici. Il problema del pork barrel, da sempre molto sentito negli Stati Uniti, potrebbe rivelarsi deleterio per l’immagine dei Democrats quasi quanto le recenti accuse di aver frodato il fisco che hanno portato a dimettersi il Ministro della Sanità Tom Daschle, il Segretario del Tesoro Tim Geithner e l’addetta all’Ufficio per la Produttività Nancy Killefer.
